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HAIKU CORRELATO

O HAIKU NARRATIVO

 

 

 

Già i poeti  Basho, Issa, Shiki  sostenevano che l’Haiku non fa parte del poema, ma è il poema stesso; con ciò intendendo che l’Haiku esprime un universo semantico concentrato in tre versi, ed è autonomo, concluso, un poema finito. “non fa parte del poema, non è un mezzo, ma un fine, è il poema stesso”.

Siamo d’accordo su questo concetto.

Ma alcune riflessioni ci aprono una strada nuova.

Ci portano a sperimentare l’Haiku correlato o Haiku narrativo.

Prendiamo questo Haiku di Basho:

 

 

 

Sul ramo spoglio

un corvo che si posa.

Sera d’autunno.

 

 

 

È un vero e proprio poema, un intero universo autonomo.

 

 

Prendiamo un altro Haiku di Basho

 

 

 

Nel vecchio stagno

una rana si tuffa.

Rumore d’acqua.

 

 

 

Anche questo Haiku ha le stesse caratteristiche di finitezza e completezza, un poema intero autonomo.

 

 

Ma se leggiamo questi due Haiku di Basho di seguito essi diventano:

 

 

 

Sul ramo spoglio

un corvo che si posa.

Sera d’autunno.

 

Nel vecchio stagno

una rana si tuffa.

Rumore d’acqua.

 

 

In sequenza essi descrivono un qualcosa che accade.

In qualche modo diventano correlati, come facenti parte di un tutto. Non appaiono più “assolutamente finiti”, ma “relativamente finiti”.  Sono singoli poemi che in sequenza  “raccontano”.  Diventano narrativi.

Così come sulla retina dell’occhio permane per un certo periodo di tempo una immagine, potremmo supporre analogamente l’esistenza di una “retina mentale”. Un pensiero rimane per un certo periodo di tempo nella nostra memoria. Se ad esso si fa seguire un altro pensiero la nostra mente trova delle connessioni e delle sequenzialità. Questo accade ogni volta che leggiamo un libro di Haiku, in quanto gli Haiku sono disposti fisicamente sulla pagina uno dietro l’altro. La possibilità che diventino, anche involontariamente, parte di un tutto è più che normale. È quasi automatico. È un processo della nostra mente. Dovremmo pubblicare libri di Haiku che contengono un solo Haiku, e leggerne uno all’anno, per poter sottrarre l’Haiku a questo processo mentale di correlazione.

Ma allora si può pensare all’ipotesi di “raccontare una storia” attraverso una sequena intenzionale di Haiku.

È una operazione che effettivamente sminuisce il valore e la potenza espressiva dell’Haiku in quanto da “poema” viene ridotto a “parte del poema”.

Ma è un esperimento, perché non provare?

 

Ecco allora una storia sperimentale, la storia di Hansel e Gretel raccontata da Pietro Tartamella con una sequenza di 40 suoi Haiku.

 

 

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