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Manifesto della poesia Haiku in lingua italiana - anno 2006 -

MANIFESTO
DELLA POESIA HAIKU
IN LINGUA ITALIANA
CASCINA MACONDO

a cura di
Pietro Tartamella

Il presente

Manifesto della Poesia Haiku in Lingua Italiana
riassume il pensiero e le concezioni  di Cascina Macondo
sull’arte di scrivere Haiku.
Altre esperienze e scuole potrebbero avere opinioni diverse.

 Affermiamo dunque che

1)HAIKU  definizione di Cascina Macondo
L’ Haiku è un componimento poetico rigorosamente composto di tre versi rispettivamente di 5 – 7 – 5  sillabe. Deve contenere il Kigo (un riferimento alla stagione) o il Piccolo Kigo    (un riferimento ad una parte del giorno)

2)SENRYŪdefinizione di Cascina Macondo
Il Senryū è un componimento poetico rigorosamente composto di tre versi rispettivamente di 5 – 7 – 5  sillabe che non contiene il Kigo, né il Piccolo Kigo.

3)HAIKAIdefinizione di Cascina Macondo
L’ Haikai è un componimento poetico rigorosamente composto di tre versi rispettivamente di 5 –7 –5  sillabe con connotazione decisamente umoristica, comica, demenziale. Può o no contenere il Kigo o il Piccolo Kigo.  Non bisogna confonderlo con l’haiku pervaso dallo stato d’animo Karumi (la delicatezza, la leggerezza, l’innocenza, il piccolo sorriso, la piccola ironia, il piccolo umorismo, la visione leggera, fanciullesca, libera dal peso della cultura e della tecnica). Nell’haikai  la connotazione umoristica è decisamente marcata.

Il seguente componimento è un Senryū pervaso dal sentimento Karumi.

mio malgrado
ho pisciato qualche volta
nel lavandino

(Pietro Tartamella)

Il seguente componimento è invece  un Haikai con connotazione decisamente comica

 Mordo la mela
e subito me ne accorgo:
c’è mezzo verme!

(Pietro Tartamella)

4) HAIBUN definizione di Cascina Macondo
è un componimento poetico costituito da parti in prosa intercalati da haiku o senryu.
In genere è il resoconto di un viaggio. Il testo in prosa è asciutto, essenziale, semplice.
Gli haiku che lo intercalano non sono il riassunto di ciò che è stato scritto in prosa, ma aggiungono altri significati e lo completano. Famosi  gli Haibun del poeta Basho.

5) HAIGA definizione di Cascina Macondo
è ogni composizione poetica (Haiku, Senryu, Haikai) abbinata ad una immagine. L’immagine può essere una fotografia, un disegno, una pittura, un pittogramma, un frattale, un film, e qualsiasi altro genere di “immagine”.

6) GIANUHAIKU definizione di Cascina Macondo
E’ un componimento poetico, proposto negli anni ’70 da Pietro Tartamella, formato da una coppia di Haiku, o Senryu, o Haikai, strettamente connessi.
Il primo Haiku della coppia è detto “principale”, il secondo Haiku è detto “frontale”.
L’Haiku principale è formato da 5-7-5 sillabe.
Caratteristica dell’Haiku frontale è quella di essere composto con le stesse identiche lettere alfabetiche (non sillabe) che  compongono l’Haiku principale. 
L’Haiku frontale può non avere più la scansione di 5-7-5 sillabe.
Il secondo Haiku, quello frontale, esplora i contenuti semantici trasversali, i significati subliminali nascosti nella sostanza sonora di cui è composto l’Haiku principale.
Ecco due Gianuhaiku di Pietro Tartamella:

haiku principalehaiku frontale

Abbandonato                                          Un tabù: Eva
Un guanto sulla neve.                               bada al mondo.
Dov’è la mano?                                       Sete allungavo, nonno.

Già abbozzato                                        Ogni lite schiocca
tra le ginocchia il cesto.                           giù draghi, cigni.
Raggi di giunchi.                                     A bozze ora battagli.

7) HAISANdefinizione di Cascina Macondo
E’ un componimento poetico formato da tre versi.
Il termine è composto dall’unione della prima parte della parola Haiku: HAI e dalla parola SAN che in giapponese vuol dire TRE. Quindi semplicemente “tre versi”.
Sono gli haiku liberi, che non rispettano le sillabe, che non rispettano il Kigo. E’ un termine migliore di “pseudo-haiku” o “quasi-haiku” o “haiku impuro” che in qualche modo esprimono un giudizio negativo, quasi definendo con un risolino l’intenzione del poeta che voleva scrivere un haiku ma non ci è riuscito. La parola che proponiamo non ha connotazione negativa. Rispetta la scelta dei poeti che vogliono scrivere haiku moderni, con sillabe libere e senza essere vincolati dalla stagione. Ci sembra opportuno dare dignità a questa forma di poesia che molti poeti occidentali, ma anche giapponesi, hanno scelto consapevolmente e che con vigore propugnano. Ma ci sembra anche opportuno non chiamare questi componimenti Haiku. Il termine Haisan, che proponiamo, ci sembra dignitoso e appropriato, e rispecchia la volontà degli Haijin che hanno scelto questa via.

8) il componimento Haiku deve essere composto inderogabilmente da tre versi

9) il primo verso deve essere composto inderogabilmente da        5  sillabe

10) il secondo verso deve essere composto inderogabilmente da    7  sillabe

11) il terzo verso deve essere composto inderogabilmente da         5  sillabe

12) CONCETTO DI VERSO IPÈRMETRO.
Si dice ipèrmetro un verso che contiene una sillaba in più rispetto a quelle  che dovrebbe   contenere. La regola classica dice che il primo verso  di un Haiku deve contenere 5 sillabe. 

Un verso come il seguente:           

“vedendo morire” 

è un verso di 6 sillabe:

ve – den – do –  mo – ri – re
1       2      3      4      5    6

Relativamente a come dovrebbe essere il primo verso di un Haiku (secondo la  regola   classica di 5 sillabe) questo verso risulta ipèrmetro, ovvero con una sillaba in più. Cascina Macondo ritiene che in un Haiku non debbano esserci versi ipèrmetri, a meno che, per effetto di precisi fenomeni metrici, non venga ricondotto alla “normalità”.

13) CONCETTO DI VERSO IPÒMETRO
Si dice ipòmetro un verso che contiene una sillaba in meno rispetto a quelle che dovrebbe contenere. La regola classica dice che il secondo verso di un Haiku  deve contenere 7  sillabe. Un verso come il seguente:

lontana la sera

è un verso di 6 sillabe

lon – ta – na – la – se - ra
1      2     3     4     5     6

Relativamente a come dovrebbe essere il secondo verso di un Haiku (la regola classica dice   7 sillabe) questo verso risulta  ipòmetro, ovvero con una  sillaba in meno. Cascina Macondo ritiene che in un Haiku non debbano esserci versi ipòmetri, a meno che, per effetto di precisi fenomeni metrici, non venga ricondotto alla “normalità”.

14) SILLABE ORTOGRAFICHE – SILLABE METRICHE
Per il conteggio delle sillabe distinguiamo un conteggio ortografico  (numero reale delle sillabe) e un conteggio metrico (che tiene conto dei versi  tronchi, dei versi sdruccioli, delle sinalefi interversali, della crasi, dello iato etc.). Riteniamo che nella composizione di Haiku l’autore ha la libertà di conteggiare  a piacere le sillabe: con il criterio ortografico, o con quello metrico. Il criterio metrico è quello che riteniamo si debba preferire. La possibilità di usare  anche il criterio ortografico ci sembra opportuna per salvare Haiku bellissimi che a volte per una sola sillaba potrebbero non rientrare nello schema classico.

15) CRASI
All’interno del verso, là dove si forma una crasi,  si può conteggiare una sillaba in meno.     Le sillabe possono essere conteggiate ortograficamente o metricamente (la lettura ad alta voce nei due casi darebbe al verso una scansione e un ritmo leggermente diverso).

Per chiarire il concetto prendiamo il verso:

lasciami andare

Se conteggiamo le sillabe ortograficamente, esse sono 6:

la – scia – mi – an – da – re
1       2      3    4      5     6

Se le conteggiamo secondo le regole della metrica, formandosi una CRASI tra le  sillabe    mi^an (che diventano una sola) il verso risulta di 5 sillabe.

la – scia – mi^an – da – re
1       2       3        4     5

16) TUTTE LE PAROLE TRONCHECHE SI TROVANO A FINE VERSO
possono considerarsi,  metricamente, come composte da una sillaba in più. La ragione del  fenomeno risiede nell’origine latina delle parole italiane che contenevano un tempo una sillaba in più (verità deriva da veritade, bontà deriva da bontade). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica della sillaba accentata. È come se quella piccola esplosione di suono accentato lasciasse una sorta di spazio vuoto, una coda, un’eco, un riverbero entro cui una sillaba atona (in realtà assente) può essere contenuta:

 ve-ri-tà          3 sillabe con il conteggio ortografico
                          ma 4 sillabe con il conteggio metrico 
                     (se la parola tronca si trova a fine verso)

at-tua-li-tà    4 sillabe con il conteggio ortografico
                   ma 5 sillabe con il conteggio metrico
                   (se la parola tronca si trova a fine verso)

Si ricorda che se a fine verso ci sono due parole tronche consecutive, solo l’ultima parola tronca a fine verso può essere conteggiata con una sillaba in più. Es:

mi-por-tò-las-sù                       5 sillabe se conteggiamo grammaticalmente
1    2   3   4    5

mi-por-tò-las-sù…                   6 sillabe se conteggiamo metricamente,
 1    2  3   4   5   6                  in quanto a fine verso c’è una parola tronca

Il verso non può essere considerato di 7 sillabe, adducendo come motivo che c’è una sequenza di due parole tronche consecutive.

17) TUTTE LE PAROLE SDRÙCCIOLECHE SI TROVANO A FINE VERSO
possono considerarsi, metricamente, come composte da una sillaba in meno. La ragione del fenomeno risiede nell’origine latina delle parole italiane che contenevano un tempo una sillaba in meno (cèlere deriva da cèler). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica di una sequenza di tre sillabe di cui la prima è tonica e le altre due atone. È come se le due sillabe atone, dopo la piccola esplosione di suono della tonica, si avvicinassero a tal punto da occupare lo stesso spazio temporale.

pè-ta-li                  3 sillabe con il conteggio ortografico
                            ma 2 sillabe con il conteggio metrico
                            (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso)

pa-rà-bo-la          4 sillabe  con il conteggio ortografico
                              ma 3 sillabe con il conteggio metrico
                         (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso)

 Si ricorda che se in un verso ci sono due parole sdrucciole, solo l’ultima parola sdrucciola posta a fine verso può essere conteggiata con una sillaba in meno. Un verso del tipo:

“come le soffici nuvole”

è composto, grammaticalmente, da 9 sillabe:                         co-me-le-sof-fi-ci-nu-vo-le
                                                                                     1   2   3   4  5  6   7   8   9

Diventano 8 sillabe se conteggiamo                                        co-me-le-sof-fi-ci-nu-vo-le
metricamente, in quanto l’ultima parola,                                  1    2   3   4  5  6   7   8  
essendo sdrucciola, può considerarsi con una sillaba in meno.

Non condividiamo il pensiero di quegli autori che vorrebbero considerare il suddetto verso composto da 7 sillabe, ritenendo possibile togliere un’altra sillaba per il fatto che la parola sòffice è sdrucciola anch’essa.

18) PAROLE BISDRUCCIOLE E TRISDRUCCIOLE
Non abbiamo trovato in nessuna grammatica, e in nessun manuale di metrica, indicazioni precise su come debbano essere trattate, da un punto di vista della divisione in sillabe, le parole sdrucciole e bisdrucciole che si trovano a fine verso.

Cascina Macondo ritiene di doverle considerare alla stregua delle parole sdrucciole, e quindi di conteggiarle solo con una sillaba in meno.

19) RIPETIZIONE DI PAROLE TRONCHE
Abbiamo visto che se a fine verso ci sono due parole tronche, solo la parola tronca a fine verso può essere aumentata di una sillaba. Eccezione a questa regola è il caso in cui si trovano a fine verso due parole tronche perfettamente uguali, quando cioè una stessa parola viene ripetuta.

un verso del tipo:

can-tò-can-tò                         è un verso di 4 sillabe, se conteggiamo grammaticalmente
1     2    3    4

can-tò-can-tò…                      è un verso di 5 sillabe, se conteggiamo metricamente, 
1    2    3    4   5                     in quanto l’ultima parola è tronca

ma può essere considerato anche di 6 sillabe conteggiando ad entrambe le parole tronche una sillaba in più. In questo caso aggiungendo una sillaba al verso esso può considerarsi di 7 sillabe

e-can-tò…- can-tò… 7 sillabe
1  2   3  4   5    6  7

20) RIPETIZIONE DI PAROLE PIANE
Un verso che nella sua parte finale contiene consecutivamente una sequenza di due parole piane perfettamente identiche può considerarsi con una sillaba in meno. Es:

parlare, parlare                                    è un verso di 6 sillabe

ma essendo una ripetizione è come se nel continuum parlato avessimo la seguente scansione:

par-là-re-par    là-re

La seconda sillaba «par» ripetuta alla fine della prima parola diminuisce così tanto di intensità (in virtù anche del fatto che tutte le sillabe ripetute sono perfettamente uguali) che il verso può considerarsi composto di una sillaba in meno, di 5 sillabe appunto.

21) RIPETIZIONE DI PAROLE SDRUCCIOLE
Abbiamo visto che se a fine verso ci sono due parole sdrucciole, solo la parola sdruciola a fine verso può essere decurtata di una sillaba. Eccezione a questa regola è il caso in cui si trovano a fine verso due parole sdrucciole perfettamente uguali, quando cioè una stessa parola viene ripetuta.

nuvole nuvole                                        è un verso di 6 sillabe

nu-vo-le-nu-vo-le                                  diventa di 5 sillabe considerando che termina
1   2   3   4   5                                     con una  parola sdrucciola

nu-vo-le-nu-vo-le                                  diventa di 4 sillabe in quanto la stessa parola  
  1  2     3   4                                       sdrucciola è ripetuta due volte.

In questo caso si recupera spazio per l’aggiunta di ben tre sillabe nel verso, che potrebbero essere utili all’haiku. Si potrebbe allora scrivere:

e mie nuvole nuvole                             considerando il verso di 7 sillabe.

22) LE VOCALI DOPPIE
Un verso come:  “mare e terra” ,  considerando la crasi tra la e finale di mare e la e congiunzione può considerarsi di 4 sillabe: ma-re^e-ter-ra.

a parola “maree” (plurale di marea) è di 3 sillabe: ma-re-e

Le due e finali sono da considerarsi, senza deroghe, come sillabe separate (seguono la regola dello iato relativa all’incontro di due vocali dure). Anche perché la seconda e ha valore distintivo (indica il plurale). Il loro accostamento non può essere considerato crasi!

Cascina Macondo considera sillabe separate, quindi iato, ogni accostamento di due vocali doppie (molli o dure) contenute nel corpo della parola.

pur-pù-re-e           co-rià-ce-e            e-gè-e                    fèr-re-e            a-za-lè-e

con-tè-e               or-chi-dè-e            e-brè-e                  e-tè-re-e            dè-e

rò-se-e                 li-vrè-e                 zì-i                         pi-go-lì-i             ci-go-lì-i             

cin-guet-tì-i          fru-scì-i                 ri-u-scì-i                 cu-cì-i                squit-tì-i

La parola  pur-pù-re-e  ha 4 sillabe.
Solo se si trova a fine verso può essere conteggiata come trisillabo in quanto parola sdrucciola.

La parola   ma-rè-e  ha 3 sillabe.
Se si trova a fine verso resta di 3 sillabe, perché è una parola piana.

23) KIREJI  - KANA  - TRATTINI – PUNTEGGIATURA
IL Kireji e il Kana nell’uso giapponese sono una manciata di sillabe che si mettono nell’haiku al solo scopo di creare una pausa, una vaga attesa (Kireji = esclamazione di stacco, Kana = esclamazione conclusiva che crea un’atmosfera). Sono parole senza un vero significato, quasi segni di interpunzione con aspetto fonico che a volte sono portatrici di una emozione. Una sospensione suggestiva che crea un vuoto nella percezione. Nella lingua italiana non esiste una corrispondenza con il Kireji e il Kana. Una vaga somiglianza possono essere i nostri segni di interpunzione, come il trattino. Vedasi il seguente haiku di Fabrizio Virgili:

Sazia di grano
- un ramo la nasconde -

ride la lepre

Nell’haiku in lingua italiana Cascina Macondo ritiene, in contrapposizione ad alcuni autori che pensano diversamente, che i trattini, le virgole, i punti, i punti e virgola, i due punti, le parentesi tonde o quadre, i puntini di sospensione, i punti esclamativi e quelli interrogativi, l’apostrofo, e ogni altro segno di interpunzione non POSSONO ESSERE CONSIDERATI SILLABE.

24) L’APOSTROFO
L’apostrofo non può essere considerato sillaba. Un verso come:

sta-l’a-qui-la                                  è composto da  4 sillabe

Alcuni autori sostengono che può essere considerato quinario in quanto l’apostrofo, sostituendo la vocale “a” dell’articolo “la”, viene considerato sillaba; come se l’articolo fosse interamente espresso. Come se il verso fosse scritto:

sta-la-a-qui-la

Per poterlo considerare quinario Cascina Macondo sostiene che il verso deve essere scritto esattamente, senza apostrofo,  con l’articolo completo: sta-la-a-qui-la.

In questo modo si fa strada la possibilità di considerarlo indifferentemente quinario (se conto le sillabe grammaticalmente) o quaternario (se conteggio le sillabe metricamente, considerando la crasi tra l’articolo “la” e la vocale  “a” di “aquila”: “la^a”).

Se fosse il primo verso di un haiku, e quindi ci serve un quinario, sarebbe sufficiente invertire l’ordine delle parole e scrivere:

l’a-qui-la-sta                    verso di 5 sillabe, considerando il monosillabo “sta
                                        come parola  tronca che consente di aggiungere
                                        al conteggio una sillaba

25) ANASINALEFE  (sinalefe interversale regressiva).
La sillaba con cui inizia un verso ipèrmetro viene assorbita, formando crasi, dalla sillaba finale del verso precedente. In questo caso il verso che prima era ipèrmetro ora non lo è più.

Mille cose la sera
ancora da fare

con il conteggio ortografico abbiamo:

mil-le-co-se-la-se-ra                    7 sillabe
an-co-ra-da-fa-re                        6 sillabe

Se fossero gli ultimi due versi di un Haiku sappiamo che quello di sette sillabe è giusto,  l’altro invece,  come vuole la regola, dovrebbe essere di 5 sillabe.  Conteggiando le sillabe  non ortograficamente, ma metricamente, abbiamo il fenomeno della anasinalefe per cui  l’ultima sillaba della parola “se-ra” forma crasi con la sillaba iniziale del verso successivo, (an-co-ra), e a sé l’assimila, togliendola al conteggio dell’ultimo verso; che risulta così rientrante nella regola.

mil-le-co-se-la-se-ra ^an                7 sillabe
co-ra-da-fa-re                              5 sillabe

26) EPISINALEFE  (sinalefe interversale progressiva)
La sillaba finale di un verso ipèrmetro si fonde con la sillaba iniziale del verso successivo, e da questa si fa inglobare. Il verso che prima risultava ipèrmetro ora verrà conteggiato con una sillaba in meno. Prendiamo questi versi di  Tartamella:

un canto qui
mille farfalle piccole
alzano al cielo

un conteggio ortografico delle sillabe darebbe:

 un-can-to-qui                                   4 sillabe
mil-le-far-fal-le-pic-co-le                     8 sillabe
 al-za-no-al-cie-lo                               6 sillabe

Non sarebbe quindi un Haiku classico. Ma se conteggiamo le sillabe metricamente abbiamo:

un-can-to-qui                              5 sillabe (la parola a fine verso è tronca e   
                                                si può quindi conteggiare come avente 
                                                una sillaba in più)

mil-le-far-fal-le-pic-co-le               8 sillabe

 al-za-no^al-cie-lo                        5 sillabe (in quanto per effetto di crasi le 
                                                sillabe no ^ al si fondono in una sola)  

Sembrerebbe ancora un Haiku non classico in quanto il secondo verso ha 8  sillabe.

È solo  un’ apparenza. Per effetto della  episinalefe infatti la sillaba finale “le” della parola  sdrucciola del secondo verso “pic-co-le” va a fondersicon la sillaba iniziale “al” dell’ultimo verso (al-za-no) e da questa inglobata. È come se fosse:

 mil-le-far-fal-le-pic-co-                   7 sillabe
 le^al-za-no^al-cie-lo                       5 sillabe

È un Haiku classico perfettamente valido. In questo Haiku, terminando il  secondo verso con parola sdrucciola, sarebbe stato sufficiente ricordarsi che le parole sdrucciole a fine  verso possono conteggiarsi con una sillaba in meno.  L’Haiku rientra nello schema classico anche senza supporre l’episinalefe. L’ episinalefe consente di spostare la sillaba  al verso successiovo anche se la  parola non è sdrucciola. Se Tartamella avesse scritto “mille piccole farfalle” (parola finale piana) sarebbe stato possibile  spostare  la sillaba “le” della  parola “far-fal-le”, al verso successivo. 

27) COMPENSAZIONE
È quel fenomeno metrico secondo cui la sillaba finale di un verso che termina  con parolasdrucciola può essere conteggiata come appartenente al verso successivo, anche se non forma crasi. Prendiamo questi versi:

Dopo i fulmini restano

cirri d’oro

Do-po-i-ful-mi-ni-re-sta-no                 9 sillabe
cir-ri-d’o-ro                                     4 sillabe

Ma poiché il primo verso termina con una parola sdrucciola la sua ultima sillaba può essere conteggiata come appartenente al verso successivo.  Come se fosse:

come 


Do-po-i-ful-mi-ni-li-re-sta-                 8 sillabe
no-Cir-ri-d’o-ro                                5 sillabe

Il primo verso, per effetto della crasi tra po^i, risulta di 7 sillabe, come canonicamente richiede il secondo verso di un Haiku.

La differenza tra episinalefe e compensazione è minima: entrambi consentono la  trasposizione  di una sillaba al verso successivo, ma l’episinalefe può agire  anche in un verso che non termini con parola sdrucciola, a patto che il verso  successivo  inizi con vocale, dovendosi realizzare una crasi. La compensazione  invece consente lo spostamento della sillaba solo se la parola finale del verso  è sdrucciola,  anche se la sillaba iniziale del secondo verso non inizia per vocale.

28) ECOSILLABA
Le parole tronche, come abbiamo visto, da un punto di vesta metrico se si trovano a fine verso possono essere considerate con una sillaba in più. Es.

egli mi portò
lontano lontano

 e-gli-mi-por-tò               5 sillabe da un punto di vista ortografico
 lon-ta-no-lon-ta-no         6 sillabe da un punto di vista ortografico

ma può anche essere:

 e-gli-mi-por-tò                     6 sillabe da un punto di vista metrico 
                                          (in quanto la  parola finale è  tronca)

 lon-ta-no-lon-ta-no               6 sillabe da un punto di vista ortografico

ma può anche essere:

 e-gli-mi-por-tò                    5 sillabe da un punto di vista ortografico
 (...)-lon-ta-no-lon-ta-no        7 sillabe da un punto di vista metrico (in quanto si 
                                         considera la  sillaba  invisibile che segue la parola tronca 
                                         come  appartenente  al  verso successivo)

29) CONSOCRASI
se un verso termina con una parola piana può attrarre a sé, da un punto di vista metrico e nel   continuum parlato, la sillaba iniziale del verso successivo, (specie se questa è un monosillabo  aperto che termina per vocale: chi, che, ci, di, da, do, le, la, lo, mi, ma, me, si, se, so, sa, te, ti, vi, etc, oppure se è una sillaba aperta iniziale di parola, la quale sillaba si possa trovare alla fine di parole sdrucciole italiane) come se la parola piana fosse una parola sdrucciola, togliendo quindi una sillaba al conteggio del verso successivo.  Prendiamo il seguente Senryu di Tartamella:

schizzo improvviso
di birra dalla lattina

teste all’indietro

schiz-zo^im-prov-vi-so                  5 sillabe con crasi. Il verso termina con parola piana

di-bir-ra-dal-la-lat-ti-na                 8 sillabe

te-ste^al-l’in-die-tro                     5 sillabe

Non sarebbe un haiku regolare. Ma la sillaba della preposizione “di” all’inizio del secondo    verso si sposta al verso superiore e mettendosi in coda alla parola “improvvìso”, che è piana, la trasforma in parola sdrucciola, come se fosse “improvvìsodi”.  Quindi avremo:

schiz-zo^im-prov-vì-so-di             5 sillabe con crasi e consocrasi

bir-ra-dal-la-lat-ti-na                   7 sillabe

te-ste^al-l’in-die-tro                    5 sillabe

Il Senryu risulta ora regolare con 5, 7, 5 sillabe. La consocrasi è simile alla anasinalefe. La differenza è che l’anasinalefe  sposta la sillaba iniziale del verso al verso precedente formando una crasi tra le vocali. La consocrasi sposta la sillaba iniziale di un verso al verso precedente anche se non c’è incrocio di vocali, ma in virtù del fatto che la parola piana della fine del verso precedente si comporta come se fosse sdrucciola. In sostanza la consocrasi è  fenomeno inverso della compensazione.

30) BILOCAZIONE
L’aggettivo “mio” è composto da due sillabe: “ mì-o”.  La regola ortografica della lingua italiana dice che l’incontro di una vocale molle (molli sono le vocali  “i” - “u”) con una vocale dura (dure sono le  vocali  “a” - “e” - “o”)  produce uno iato (sillabe distinte) se la vocale molle è tonica. Infatti l’accento tonico nell’aggettivo “mio”  cade sulla “ì”.  Se invece l’accento tonico cade sulla vocale dura la regola dice che si produce un dittongo (le due vocali restano unite formando una sola sillaba) come nella parola  “piò-ve”.

Ma nel continuum parlato, per esempio nella sequenza “mio padre” l’accento tonico sulla “ì” di “mìo” tende a scomparire, trasformandosi le due vocali i-o in vocali atone. E’ come se ci trovassimo di fronte ad un’unica parola: “miopàdre” con accento tonico sulla vocale “à”      di pà-dre. Il suono è diverso da “mìo pàdre”.

Un verso di questo tipo possiamo quindi considerarlo, seguendo la scelta della bilocazione effettuata da Cascina Macondo, indifferentemente composto da 3 sillabe o da 4 sillabe.

Il pronome “lui” è composto da due sillabe: “lù-i”. La regola grammaticale italiana dice che  l’incontro di due vocali molli (“i” - “u”) produce uno iato (sillabe distinte) se la prima vocale è tonica.  Se invece le due vocali molli sono atone si produce un ditongo:

Lui-sèl-la  è infatti composto da tre sillabe.

L’aggettivo “drùido” è composto da tre sillabe: “drù-i-do”. Se invece le due vocali molli sono entrambe atone si produce un dittongo.

Drui-do-so è composto da tre sillabe (ammesso che si possa trasformare in aggettivo il sostantivo druido).

Nel continuum parlato il confine è molto labile. Il passato remoto del verbo essere: “fui”, preso singolarmente, conta due sillabe “fu-i”. Ma se dico “fui preso” la sequenza è come se rientrasse nello schema della parola “Lui-sel-la”. E’ come se ci trovassimo di fronte a una sola parola con accento tonico sulla “é” di “pré-so”: fuipréso. Parola che può essere considerata come contenente tre sillabe.

Il pronome “io” contiene due sillabe “ì-o”. Ma la sequenza “io dico” può considerarsi anche un trisillabo: “io-di-co” anziché quadrisillabo: “ì-o-di-co”.  E’ come se ci trovassimo di fronte a un’unica parola con accento tonico sulla ì di dì-co: iodìco. Ciò che cambia nel recitativo e nel continuum parlato è una leggera differenza del ritmo. Il principio della bilocazione si applica quando le parole si trovano all’interno del verso. A fine verso seguono la regola generale. Un verso come:

“nella mia casa”

può essere conteggiato:                                    nel-la-mì-a-ca-sa    (6 sillabe)
ma anche, per effetto della bilocazione:                nel-la-mia-ca-sa      (5 sillabe)

Se invece l’aggettivo mìa fosse a fine verso:    

 “nella casa mìa”

  la bilocazione non sarebbe applicabile.

Il verso avrebbe inderogabilmente:                   nel-la-ca-sa-mì-a     (6 sillabe)

La scelta di Cascina Macondo nella composizione di Haiku, Tanka, Corbelli, e in genere di poesie che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, è quella di considerare possibile in casi come questi (specie con parole bisillabiche come mio, tuo, suo, due, lui, via, dio, dia, zio, zia, pio, pia, bio, bue, bua, lia, brio, trio, etc) la divisione in sillabe in due modi diversi, a seconda delle necessità del verso.  Una lettura ad alta voce dell’Haiku terrà conto della scelta effettuata.

con-mi-o-padre            5 sillabe
can-to-mio-padre
         5 sillabe
tu-e-le-lau-di 
             5 sillabe
al-le-tue-lau-di
            5 sillabe
il-su-o-pa-ne
              5 sillabe
con-il-suo-pa-ne
          5 sillabe
da-mi-o-zi-o 
              5 sillabe
ve-do-mio-zi-o            5 sillabe

31) ANACRUSI
Nella metrica l’anacrusi consente di escludere dal conteggio sillabico una o due sillabe  aritmiche iniziali di un verso. Avviene quando le sillabe successive del  verso si organizzano in una cadenza ritmica precisa (trocheo, giambo, dàttilo,  molòsso etc.). In questo caso non si conteggiano una o due sillabe iniziali del verso. Questo verso per  esempio:

l sole risplende e i suoi raggi d’amore ti parlano

È un verso di 18 sillabe, se contiamo ortograficamente.

Il–so–le–ri–splen–de-e-i-suoi-rag-gi-d’a–mo–re-ti–par–la-no
1   2  3  4    5     6  7 8   9   10  11 12  13  1415 16  17  18

Se contiamo invece metricamente, considerando la crasi che si forma tra  “de^e^i”, si tratta di un verso di 16 sillabe.

Il–so–le–ri–splen–de^e^i-suoi-rag-gi-d’a–mo–re-ti–par–la-no
1   2  3  4    5      6         7     8   9  10  11  12 13 14 15  16

Le sillabe scendono a 15, se teniamo conto che il verso termina con parola  sdrucciola.

l–so–le–ri–splen–de^e^i-suoi-rag-gi-d’a–mo–re-ti–par–la-(no)
1 2   3  4    5         6        7  8    9  10  11  12 13 14 15 (16)

Dal punto di vista del “continuum parlato” ( o meglio, cantato e recitato) le sillabe si organizzano secondo sequenze di dàttili (gruppi di tre sillabe con  accento sulla terzultima sillaba (parole sdrucciole):

(Il) sóleri – splèndeeisuoi – ràggida – móreti – pàrlano

Le sillabe per potersi organizzare in queste sequenze hanno bisogno della esclusione della sillaba iniziale costituita dall’articolo “Il”. In questo caso, per  effetto dell’anacrusi, quella sillaba iniziale non viene conteggiata. Il verso risulta allora di 14 sillabe.

Riteniamo che nella composizione di Haiku, anche se raramente e in casi  particolari, si possa considerare praticabile l’uso dell’anacrusi.

32) NOMI PROPRI
Nell’Haiku accettiamo un verso che supera le sillabe canoniche solo se contiene un nome proprio di persona, di cosa, di animale la cui menzione risulta davvero indispensabile.

33) UN HAIKU DEVE ESSERE AUTONOMO
Nel senso che il significato deve capirsi dai tre versi. Praticamente dunque non ha bisogno di un titolo. Molti scrivono Haiku il  cui significato ci perviene solo se ne leggiamo il titolo. È un’operazione che non condividiamo. Cascina Macondo afferma il principio che l’Haiku non deve avere  titolo. Riteniamo che l’Haiku debba essere  un  poema compiuto, il cui significato, la cui bellezza, la cui comprensione deve  trasparire solo dai tre versi che lo compongono. Solo per motivi puramente pratici, gestionali e di classificazione, i partecipanti alle edizioni del Concorso Internazionale Haiku di Cascina Macondo inviano i loro componimenti con un titolo che sarà composto semplicemente dal primo verso dell’haiku stesso.  

34) L’Haiku non è una definizione

35) Non è un insegnamento morale

36) Non è un pensiero filosofico

37) Non è una immagine astratta

38) Non è un gioco di parole

39) Non é un gioco di rime

40) Non è un aforisma

41) Non è una massima

42) Non é una sentenza

43) Non è un proverbio

44) Non è un pensiero

45) Non è un’idea

46)  Scopo dell’Haiku non è quello di “stupire” con metafore bizzarre o ardite.

47) Un Haiku è tanto più bello quanto più è semplice e pulito. Intendendo per “pulito” anche il fatto di non avere particelle grammaticali al fondo dei singoli versi (articoli, preposizioni, congiunzioni…)

48) L’Haiku è concentrazione

49) L’Haiku è un vero e proprio poema racchiuso in 17 sillabe

50) L’Haiku è un poema lirico

51) L’Haiku è pura concretezza

52) L’Haiku è una poesia di “cose” di “fatti”.  È nuda realtà, semplice realtà

53) L’Haiku non è un mezzo, ma il fine. Non fa parte del poema, è il poema 

54) L’Haiku fotografa nella sua semplicità ed essenzialità un particolare realmente vissuto, visto, osservato, della nostra vita, della natura, di una  esperienza …

55) IN QUESTO LUOGO IN QUESTO MOMENTO
Il poeta Basho, per farci comprendere che cosa è l’Haiku dice:
“L’Haiku è semplicemente ciò che sta succedendo in questo luogo, in questo  momento”.
Non dimentichiamo che l’Haiku è una poesia strettamente in relazione con la meditazione  Zen. La percezione, il lampo di illuminazione dello Zen si  riflettono nell’Haiku.              

56) RIBALTAMENTO SEMANTICO
Resta naturalmente inteso che l’Haiku deve contenere un
“ribaltamento  semantico”.   
Il primo verso introduce una situazione, i due versi successivi  contengono il ribaltamento  semantico; oppure i primi due versi annunciano una situazione e l’ultimo verso contiene il  ribaltamento semantico. Terza possibilità è che il ribaltamento sia a catena, ovvero che si  manifesti in crescendo (o decrescendo) lungo i tre versi, risultanto ciascuno di essi un   ribaltamento dell’altro. 

57) PREGNANZA SEMANTICA
La “pregnanza semantica” o “riversamento poemico” di un Haiku è la quantità di informazioni che le 17 sillabe proprie dell’haiku riescono a contenere e a veicolare.
Più alta è la pregnanza semantica, più è ricco, forte, potente, espressivo l’haiku.
Ma attenzione: non bisogna allontanarsi dall’altro principio estetico che governa l’haiku, e che ha maggiore rilevanza del riversamento poemico: la semplicità! Dovendo scegliere tra un’altissima pregnanza semantica, ma artificiosa e arzigogolata, e una più bassa pregnanza semantica espressa con semplicità e concretezza, è preferibile scegliere quest’ultima.
Quando il poeta Basho diceva che l’Haiku è un vero poema espresso in 17 sillabe, riteniamo che si riferisse appunto alla grande mole di contenuti e informazioni che si riversano nella mente del lettore nel momento in cui “comprende” l’haiku. In sostanza la pregnanza semantica è tutto ciò che un haiku, contemplato da più punti di vista, riesce a “dire” e, paradossalmente, anche ciò che l’autore non aveva pensato di voler dire.
Prendiamo il seguente haiku di Elisa Spiga, 9 anni, bimba di terza elementare della scuola Parini di Torino, segnalata alla 3° Edizione del Concorso Internazionale Haiku di Cascina Macondo:

Le coccinelle
nel prato affollato

nere e rosse.

La prima, immediata impressione è quella di un bel quadro primaverile di estrema semplicità e naturalezza. Viene fotografata la bellezza delle coccinelle in quell’attimo preciso in cui l’occhio della bimba le coglie, in mezzo all’erba, con le loro macchioline nere e rosse sul dorso. Ma il prato è affollato. Intorno alle coccinelle c’è gente; probabilmente anche bambini. “Affollato” dice qualcosa di più: che la gente è tanta. Forse un pic-nic con tovaglie e cestini sull’erba il giorno di Pasquetta. Forse tanti bimbi che corrono all’impazzata giocando a pallone, o a saltare la corda, o a rincorrersi. O forse un semplice pomeriggio domenicale ai giardini o al parco dietro casa con tanta gente che passeggia. La bimba che osserva viene attratta da quei piccoli esseri con macchioline nere e rosse, dimenticando per un attimo tutto ciò che la circonda. Ma l’haiku ci racconta molto altro ancora.
L’aggettivo “affollato”, in relazione alle coccinelle, diventa sinonimo di “pericolo”: tanta gente intorno che cammina, o corre, o salta, o gioca, potrebbe… mettere un piede sopra quelle belle creature. Ed ecco che il colore delle macchioline nere e rosse sul dorso della coccinella si rivestono immediatamente di altri significati. Se il piede inconsapevole di un bimbo pestasse la coccinella, per l’animaletto sarebbe la fine, la morte. Il colore nero delle macchioline sul dorso acquista allora anche il significato di “morte”, “lutto”. E il rosso delle macchioline diventa anche il rosso del sangue di una coccinella schiacciata.
Se alla prima lettura l’haiku era permeato dal sentimento Wabi (l’inatteso, il risveglio dell’attenzione) ora si pèrmea anche di Aware (la nostalgia, la transitorietà) e di Yugen (il mistero, l’inafferrabile, la bellezza indecifrabile che avvolge le cose).
Affollato potrebbe riferirsi non alla gente, ma in generale a tutta la “vita” che pullula nell’erba, quindi: coccinelle, formichine, fili d’erba, ragnetti, granelli di sabbia, fiori, petali, trifogli, api, mosche, zanzare Questa interpretazione, più quella precedente, più altre non ancora sviscerate, costituiscono, nel loro insieme, la “pregnanza semantica”.
Forse Elisa non pensava a questi contenuti quando scrisse il suo haiku, ma l’haiku obiettivamente li contiene.

58) KIGO
Le regole classiche della poesia Haiku impongono che all’interno delle 17  sillabe vi sia inserita una “informazione” che faccia riferimento a una stagione.  Può essere un frutto, una festa, una ricorrenza, un qualcosa che ricordi, evochi,  si riferisca a una stagione (castagna, grano, papavero, farfalla, lucciola, neve, carnevale, melograno in fiore, foglie cadute…).
La scelta di Cascina Macondo è che è necessario introdurre il Kigo, o almeno il Piccolo Kigo. In mancanza della stagione o del Piccolo Kigo,  l’Haiku si chiamerà Senryu, così come si chiamerà Haikai se è un Haiku comico o demenziale.
Condividiamo però il pensiero di Basho,  (dilatandone l’applicazione) quando dice che un  Haiku
“coglie nella sua essenza ciò che semplicemente accade qui e ora”.
Gli elementi importantisono dunque per noi il “qui” e “ora”. Dunque un “luogo” e un “tempo”. 
Devono essere contenute entrambe queste informazioni.
Sono infatti queste due informazioni, precise e circostanziate, di luogo e di tempo, che  vestono l’Haiku di concretezza. Probabilmente anche il Kigo  aveva in origine questa  finalità, ma la sua rigida applicazione, riferita solo alle stagioni, rischia di incatenare l’Haiku.

59) PICCOLO KIGO
Abbiamo visto che “Kigo” vuol dire “stagione”. Nell’Haiklu classico il Kigo è  obbligatorio. Abbiamo anche visto che la regola del Kigo mira a ricordare al poeta che il suo componimento deve riferirsi ad una realtà concreta, al qui e ora. Il Kigo è circolare. Le stagioni infatti si susseguono ricominciando sempre da capo all’infinito. Esse contengono l’idea del sabi, del wabi, dell’aware, dello yugen. Le stagioni contengono una idea lirica.  Cascina Macondo chiama semplicemente PICCOLO KIGO un qualcosa che si riferisce al  “giorno”. Intravediamo infatti una plausibile somiglianza tra lo scorrere dei giorni e lo scorrere delle stagioni. Anche i giorni, nelle loro singole parti, si susseguono e ricominciano sempre da capo, all’infinito, con moto circolare, come le stagioni appunto. Ma la loro durata è più effimera (aurora, alba, mattino, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto, imbrunire, sera, notte, aurora, alba…). Nell’insegnamento di Basho (“l’Haiku coglie nella sua essenza ciò che semplicemente accade qui e ora”) ci è sembrato di capire che ciò che è veramente importante è appunto il qui e ora.  Il PICCOLO KIGO   è  un concetto  che riteniamo  ammissibile e non stravolge gli insegnamenti di Basho. Un Haiku per noi è dunque valido anche se non contiene il Kigo. Ma deve contenere il piccolo kigo, (riferimento temporale a una parte del giorno) e contemporaneamente un riferimento a un  luogo concreto.
Un Haiku come il seguente di Gabriele Saccavino:

Notte infame:
nel frigo solo l’eco

d’un uovo sodo.

Secondo il criterio classico non è considerato un Haiku, in quanto non contiene la stagione.
Secondo le nostre riflessioni, e la nostra scelta, è un perfetto Haiku. Contiene il qui (frigo=luogo concreto) e contiene l’ora (il piccolo kigo, riferimento ad un’ora, ad una parte  del  giorno = la notte)

60) PRINCIPALI STATI D’ANIMO PRESENTI NELL’HAIKU
La lettura, o meglio, la comprensione di un Haiku consente lo svelamento di  uno stato  d’animo. L’Haiku stesso ne è permeato. Lo stato d’animo si trasmette al lettore che si ritrova immerso in esso come in un liquido amniotico. Molti sono gli stati d’animo che possono trovarsi nell’Haiku. Possono essere presenti contemporaneamente, o singolarmente.
Le sfumature sono molteplici, il confine fra uno e l’altro spesso  impercettibile.

61) SABI - IL SILENZIO:
è il sentimento di grande solitudine, di grande quiete, pace, illimitata calma; il sentimento   del distacco, del non possesso. Ma non  c’è tristezza in esso, solo contemplazione, solitudine, così grande e avvolgente  da avere la sensazione che la cosa contemplata e il  contemplatore siano la stessa cosa.

Il ladro
ha lasciato la luna

nella finestra

(Ryôkan)

62) WABI– L’INATTESO, IL RISVEGLIO DELL’ATTENZIONE
è quello stato d’animo prodotto da un qualcosa che si profila alla nostra  coscienza all’improvviso. È l’elemento che ci sveglia dalla tristezza, dal  grigiore, dai momenti in cui sembra che la vita non abbia nessun senso. Ecco, nel momento in cui questa depressione ci invade, nel momento in cui questa  grande malinconia ci assale, nel momento in cui nulla ha significato e tutto appare banale e triste e assurdamente lontano… ecco profilarsi un qualcosa di inaspettato che si fa “guardare” con spiccata intensità. Desta la nostra attenzione. E noi lo “riconosciamo” nella sua interezza e universalità. Quel piccolo evento allora si fa grande e luminoso improvvisamente ai nostri occhi. Ci riporta alla vita.

Sotto i miei passi
solo il fruscìo si sente
di foglie secche.

(Hisajo)

63) AWARE – LA NOSTALGIA, LA TRANSITORIETÀ:
un Haiku può essere   permeato dal sentimento aware. Il sentimento della nostalgia, del  rimpianto,  del tempo che passa, della caducità delle cose, dell’inutile affannarsi degli   uomini, del dileguarsi del mondo, dello svanire. Ma non  c’è sofferenza; non è il sentimento della perdita irreparabile. C’è invece la  comprensione di questa caducità, la consapevolezza matura di appartenere ad essa  semplicemente. L’universo risiede nel dettaglio, nel particolare, nell’evento minuto. Percepire la cosa minuta, apparentemente insignificante, come contenitore dell’universo stesso. Un’unica cosa.

La voce del fagiano.
Quanta nostalgia
per mio padre e mia madre.

(Basho)

Se ne va la primavera,
tremando, nell’erbe

dei campi.

(Issa)

64) YUGENIL MISTERO, L’INAFFERRABILE:
è il sentimento del mistero,  della bellezza indecifrabile che avvolge le cose, anche le più  piccole, è  l’energia del mondo che palpita ovunque, è la meraviglia, lo stupore,  lo splendore delle cose, è la sensazione dell’universale, della magia e complessità della vita.
È un po’ come il “Grande  Spirito”, il “Wakan-Tanka” (Grande Mistero)” degli Indiani  d’America, presente in ogni cosa.

Fra le erbe
un fiore bianco sboccia.
Ignoto il suo nome.

(Shiki)

65) HOSOMI – LA DELICATEZZA
è il sentimento della delicatezza, dellavisione fine, sottile, delicata, acuta, affettuosa, sentimentale

accostàti al bar
si baciano manici
curvi di ombrelli

Pietro Tartamella

66) KARUMI – LA LEGGEREZZA, L’INNOCENZA
è il sentimento della leggerezza e dell’innocenza, è il piccolo sorriso, la  piccola ironia, il piccolo umorismo, la visione leggera, fanciullesca, libera dal peso della cultura e della tecnica

bimbe sedute
ullo scìvolo vanno
coricandosi

Pietro Tartamella

67) SABISHISA - LA TRISTEZZA
è lo stato d’animo della tristezza, della malinconia, della nostalgia, della depressione

mi abbandono
stanco di tuoni e nuvole
mi abbandono

Pietro Tartamella

68) SHIORI – L’OMBRA
è il sentimento delle cose ombrose, della morte, del freddo, dell’immobilità,  del rorido, dell’umido che trasuda umori

l’amico interrano
fra i cipressi l’ombra
di una fontana.

Pietro Tartamella

69) SCRIVERE DIECI HAIKU
Il poeta Basho diceva: “Chi in tutta la propria vita riesce a scrivere cinque buoni Haiku  può considerarsi uno scrittore di Haiku. Se riesce a scriverne dieci è un maestro di  Haiku”.
È un pensiero-iperbole, ma ne condividiamo lasostanza. Diffidiamo di coloro che scrivono migliaia di Haiku.

70) CIÒ CHE È ASSOPITO
L’Haiku coglie ciò che è assopito, ciò che è coperto da un velo, ciò che è  avvolto dalla  nebbia, dalla quotidianità, dalla banalità, dalla ripetizione, e lo  risveglia.

71) SVUOTAMENTO MENTALE
Per cogliere l’essenza dell’Haiku, e per poter cominciare a scriverne di belli, occorre essere capaci di realizzare uno svuotamento mentale. Abbandonarsi,  spogliarsi dei pensieri, delle idee, dei preconcetti. Saper guardare le cose per  quello che realmente sono. (Sonomama è la parola giapponese per indicare  questo concetto). Se non ci sono sovrastrutture mentali e ideologiche, se c’è  fluidità e semplicità, se siamo in uno stato di  “grazia”… (che dallo svuotamento mentale deriva), se siamo davvero in “ascolto”… solo allora  riusciamo a vedere le cose nella loro essenza. Questo stato di grazia produce intorno a noi un “grande silenzio”. Il vuoto mentale e fisico si dilatano. In quel  vuoto e in quel silenzio straordinario la percezione profonda della realtà si staglia con tutta la sua nitidezza, producendo quella “esplosione di luce” che è  il fine ultimo dell’Haiku.  Nel momento in cui l’Haiku viene “compreso” un intero poema si riversa su di noi. In quel preciso momento ci sentiamo permeati da una grande lucidità e una  grande consapevolezza. Un grande senso di compassione ci avvolge.

72) ESPLOSIONE DI LUCE
Anche la lettura ad alta voce dell’Haiku riteniamo debba essere fatta col  tentativo di creare le stesse condizioni di vuoto mentale e fisico. Silenzio rituale, scansione, lentezza, per   facilitare, consentire,  raggiungere, attraverso l’Haiku, quella  esplosione di luce…

73) UN VALORE NON SOLO LETTERARIO
Riteniamo che avvicinarsi a questo tipo di componimento, impegnarsi a  comprenderlo,  capirne profondamente la struttura, il valore, l’approccio mentale che occorre avere per comporne di veramente belli, significa affrontare una sfida, cimentarsi in un gran lavoro di autodisciplina. Soprattutto una palestra straordinaria per apprendere a separare l’essenziale dal superficiale, la concretezza dall’inutile e dal superfluo. Raggiungere la semplicità ed  esplicitare la sostanza di una esperienza è ciò che caratterizza un Haiku. È un valore non  solo letterario. Per questo proponiamo ogni anno un Concorso Internazionale di Haiku.

Per questo invitiamo chiunque a cimentarsi in questo genere letterario.
Per  questo lo insegniamo nelle scuole, ai bambini e agli adolescenti.
Per questo programmiamo iniziative  per diffonderlo.

Pietro Tartamella

“Non seguire le orme degli antichi, ma quello che essi cercarono”

(Matsuo Basho - 1644/1694)

 

 

Autore: Pietro Tartamella

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