Login

Tutti i servizi di Cascinamacondo, compreso il concorso haiku li trovi sul nuovo sito: www.cascinamacondo.com

Se ti sei già registrato sul nuovo sito premi qui per accedere.
Se ancora non ti sei registrato sul nuovo sito e vuoi registrarti gratuitamente premi qui.

Registrati sul nuovo sito per partecipare al concorso premendo qui.

recupera la password
Forgot your Password?
Menu
Home Haiku Crestomazia Concorso Haiku 2008 Concorso Haiku 2007 Concorso Haiku 2006 Concorso Haiku 2005 Concorso Haiku 2004 Concorso Haiku 2003 VideoChe cos'è un HaikuBibliografia Haiku Cos' è un Senryu Shashaijin Fuci Wasnahaijin Manifesto della poesia Haiku in lingua italiana Gli Haiku Bifronte
ovvero
I Gianu-Haiku
Haiku correlato
o Haiku narrativo
Articoli Congresso Europeo HAIKU-VADSTENA, SVEZIA - 8-9 Giugno 2007 Riflessioni sui sistemi di votazione
Il sistema a coppie alternate
Le sillabe - nozioni di metrica Haiku tombolato L'angusto sentiero del nord
di Matsuo Basho
NewsletterArchivio newsletter
<<Torna

Manifesto della poesia Haiku in lingua italiana - anno 2005 -
17/01/2005

Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della Lettura Creativa ad Alta Voce
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri (TO) - Italia  
Tel. 011 / 94 68 397 - cell. 328 42 62 517
info@cascinamacondo.com - www.cascinamacondo.com

  

MANIFESTO
DELLA POESIA HAIKU
IN LINGUA ITALIANA
CASCINA MACONDO 2004 

Il presente Manifesto della Poesia Haiku in Lingua Italiana
riassume il pensiero e le concezioni  di Cascina Macondo sull’arte di scrivere Haiku.
Altre esperienze e scuole potrebbero avere opinioni diverse.

 

Affermiamo dunque che:  

1)      il componimento Haiku deve essere composto inderogabilmente da tre versi 

2)      il primo verso deve essere composto inderogabilmente da     5 sillabe 

3)      il secondo verso deve essere composto inderogabilmente da 7 sillabe 

4)      il terzo verso deve essere composto inderogabilmente da     5 sillabe 

5)  Concetto di verso ipèrmetro.
Si dice ipèrmetro un verso che contiene una sillaba in più rispetto a quelle che dovrebbe contenere. La regola classica dice che il primo verso  di un Haiku deve contenere 5 sillabe.
Un verso come il seguente:

 “vedendo morire”

è un verso di 6 sillabe:

ve – den – do –  mo – ri - re
1       2       3       4      5    6 

Relativamente a come dovrebbe essere il primo verso di un Haiku (secondo la  regola classica di 5 sillabe) questo verso risulta ipèrmetro. Ovvero con una sillaba in più. 

6)  Concetto di verso ipòmetro
Si dice ipòmetro un verso che contiene una sillaba in meno rispetto a quelle che dovrebbe contenere. La regola classica dice che il secondo verso di un Haiku  deve contenere 7 sillabe. Un verso come il seguente:

lontana la sera 

è un verso di 6 sillabe 

lon – ta – na – la – se - ra
1      2     3      4     5     6

 

Relativamente a come dovrebbe essere il secondo verso di un Haiku (la regola classica dice7 sillabe) questo verso risulta ipòmetro. Ovvero con una  sillaba in meno. 

7)     Per il conteggio delle sillabe distinguiamo un conteggio ortografico  (numero reale delle sillabe) e un conteggio metrico (che tiene conto dei versi  tronchi, dei versi sdruccioli, delle sinalefi interversali, della crasi, dello iato etc.). Riteniamo che nella composizione di Haiku l’autore ha la libertà di conteggiare  a piacere le sillabe: con il criterio ortografico, o con quello metrico. Il criterio metrico è quello che riteniamo si debba preferire. La possibilità di usare  anche il criterio ortografico ci sembra opportuna per salvare Haiku bellissimi che a volte per una sola sillaba potrebbero non rientrare nello schema classico. 

8)     All’interno del verso, là dove si forma una crasi,  si può conteggiare una sillaba in meno. Le sillabe possono essere conteggiate ortograficamente o metricamente (la lettura ad alta voce nei due casi darebbe al verso una scansione e un ritmo leggermente diverso). Per chiarire il concetto prendiamo il verso: 

lasciami andare 

Se conteggiamo le sillabe ortograficamente, esse sono 6: 

la – scia – mi – an – da – re
1       2        3      4      5     6 

Se le conteggiamo secondo le regole della metrica, formandosi una CRASI tra le  sillabe mi^an (che diventano una sola) il verso risulta di 5 sillabe. 

la – scia – mi^an – da – re
1       2           3        4     5 

9)     Tutte le parole tronche che si trovano a fine verso possono considerarsi,  metricamente, come composte da una sillaba in più. La ragione del  fenomeno risiede nell’origine latina delle parole italiane che contenevano un tempo una sillaba in più (verità deriva da veritade, bontà deriva da bontade). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica della sillaba accentata. È come se quella piccola esplosione di suono accentato lasciasse una sorta di spazio vuoto, una coda, un’eco, un riverbero entro cui una sillaba atona (in realtà assente) può essere contenuta:  

ve-ri-tà    3 sillabe con il conteggio ortografico ma 4 sillabe con il conteggio metrico (se la parola tronca si trova a fine verso)  

at-tua-li-tà    4 sillabe con il conteggio ortografico 5 sillabe con il conteggio metrico (se la parola tronca si trova a fine verso) 

10) Tutte le parole sdrùcciole che si trovano a fine verso possono considerarsi, metricamente, come composte da una sillaba in meno. La ragione del fenomeno risiede nell’origine latina delle parole italiane che contenevano un tempo una sillaba in meno (cèlere deriva da cèler). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica di una sequenza di tre sillabe di cui la prima è tonica e le altre due atone. È come se le due sillabe atone, dopo la piccola esplosione di suono della tonica, si avvicinassero a tal punto da occupare lo stesso spazio temporale. 

pè-ta-l     3 sillabe con il conteggio ortografico ma 2 sillabe con il conteggio metrico
             
(solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso) 

pa-rà-bo-la  4 sillabe  con il conteggio ortografico ma 3 sillabe con il conteggio metrico
                 (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso) 

11) Anasinalefe (sinalefe interversale regressiva).
La sillaba con cui inizia un verso ipèrmetro viene assorbita, formando crasi, dalla sillaba finale del verso precedente. In questo caso il verso che prima era ipèrmetro ora non lo è più. 

Mille cose la sera
ancora da fare

con il conteggio ortografico abbiamo: 

mil-le-co-se-la-se-ra     7 sillabe

an-co-ra-da-fa-re         6 sillabe 

Se fossero gli ultimi due versi di un Haiku sappiamo che quello di sette sillabe è giusto,l’altro invece,  come vuole la regola, dovrebbe essere di 5 sillabe.  Conteggiando le sillabenon ortograficamente, ma metricamente, abbiamo il fenomeno della anasinalefe per cuil’ultima sillaba della parola “se-ra” forma crasi con la sillaba iniziale del verso successivo, (an-co-ra), e a sé l’assimila, togliendola al conteggio dell’ultimo verso; che risulta così rientrante nella regola. 

mil-le-co-se-la-se-ra ^an         7 sillabe

co-ra-da-fa-re                       5 sillabe 

12) Episinalefe (sinalefe interversale progressiva)
La sillaba finale di un verso ipèrmetro si fonde con la sillaba iniziale del verso successivo,e da questa si fa inglobare. Il verso che prima risultava ipèrmetro ora verrà conteggiato con

una sillaba in meno. Prendiamo questi versi di  Tartamella: 

un canto qui
mille farfalle piccole
alzano al cielo 

un conteggio ortografico delle sillabe darebbe: 

un-can-to-qui                        4 sillabe

mil-le-far-fal-le-pic-co-le          8 sillabe

al-za-no-al-cie-lo                    6 sillabe 

Non sarebbe quindi un Haiku classico.
Ma se conteggiamo le sillabe metricamente abbiamo: 

 un-can-to-qui                       5 sillabe (la parola a fine verso è tronca e si può quindi conteggiare come
                                          avente
una sillaba in più) 

mil-le-far-fal-le-pic-co-le         8 sillabe  

al-za-no^al-cie-lo                  5 sillabe (in quanto per effetto di crasi le sillabe no ^ al si fondono in
                                         una sola)
 

Sembrerebbe ancora un Haiku non classico in quanto il secondo verso ha 8  sillabe. È solo un’ apparenza. Per effetto della  episinalefe infatti la sillaba finale “le” della parola sdrucciola del secondo verso “pic-co-le” va a fondersi con la sillaba iniziale “aldell’ultimo verso (al-za-no) e da questa inglobata. È come se fosse: 

mil-le-far-fal-le-pic-co             7 sillabe

le^al-za-no^al-cie-lo               5 sillabe 

È un Haiku classico perfettamente valido. In questo Haiku, terminando il  secondo verso con parola sdrucciola, sarebbe stato sufficiente ricordarsi che le parole sdrucciole a fine verso possono conteggiarsi con una sillaba in meno.  L’Haiku rientra nello schema classico anche senza supporre l’episinalefe. L’ episinalefe consente di spostare la sillaba  al verso successiovo anche se la  parola non è sdrucciola. Se Tartamella avesse scritto “mille piccole farfalle” (parola finale piana) sarebbe stato possibile  spostare  la sillaba “le” della

parola “far-fal-le”, al verso successivo. 

13)  Compensazione
È quel fenomeno metrico secondo cui la sillaba finale di un verso che termina  con parola sdrucciola può essere conteggiata come appartenente al verso successivo, anche se non  forma crasi. Prendiamo questi versi: 

Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro
 

Dei-ful-mi-ni-fra-gi-li-re-sta-no                    10 sillabe

cir-ri-di-por-po-ra^e-d’o-ro                         8 sillabe 

Ma poiché il primo verso termina con una parola sdrucciola la sua ultima sillaba può essere conteggiata come appartenente al verso successivo. 
Come se fosse:

Dei-ful-mi-ni-fra-gi-li-re-sta               9 sillabe

no- Cir-ri-di-por-po-ra^e-d’o-ro          9 sillabe 

La differenza tra episinalefe e compensazione è minima: entrambi consentono la  trasposizione  di una sillaba al verso successivo, ma l’episinalefe può agire  anche in un verso che non termini con parola sdrucciola, a patto che il verso  successivo  inizi con vocale, dovendosi realizzare una crasi. La compensazione  invece consente lo spostamento della sillaba solo se la parola finale del verso  è sdrucciola,  anche se la sillaba iniziale del secondo verso non inizia per vocale. 

14) Ecosillaba
Le parole tronche, da un punto di vesta metrico, se si trovano a fine verso, possono essereconsiderate con una sillaba in più. Es. 

egli mi portò
lontano lontano 

e-gli-mi-por-tò                       5 sillabe da un punto di vista ortografico

lon-ta-no-lon-ta-no                 6 sillabe da un punto di vista ortografico 

ma può anche essere: 

e-gli-mi-por-tò             6 sillabe da un punto di vista metrico (in quanto la parola finale è tronca)

lon-ta-no-lon-ta-no       6 sillabe da un punto di vista ortografico 

ma può anche essere: 

e-gli-mi-por-tò                       5 sillabe da un punto di vista ortografico

(...)-lon-ta-no-lon-ta-no          7 sillabe da un punto di vista metrico (in quanto si considera la
                                          sillaba  invisibile che segue la parola tronca come
                                          appartenente  al  verso successivo) 

15) Consocrasi
se un verso termina con una parola piana può attrarre a sé, da un punto di vista metrico e nelcontinuum parlato, la sillaba iniziale del verso successivo, (specie se questa è un monosillaboaperto che termina per vocale: di, da, le, la, mi, te, ti, si, se, etc) come se la parola piana fosseuna parola sdrucciola, togliendo quindi una sillaba al conteggio del verso successivo.
Prendiamo il seguente haiku di Tartamella: 

schizzo improvviso
di birra dalla lattina
teste all’indietro 

schiz-zo^im-prov-vi-so                     5 sillabe con crasi. Il verso termina con parola piana

di-bir-ra-dal-la-lat-ti-na                    8 sillabe

te-ste-al-l’in-die-tro                         5 sillabe 

Non sarebbe un haiku regolare. Ma la sillaba della preposizione “di” all’inizio del secondo verso si sposta al verso superiore e mettendosi in coda alla parola “improvvìso”, che è piana,la trasforma in parola sdrucciola, come se fosse “improvvìsodi”.  Quindi avremo: 

schiz-zo^im-prov-vì-so-di                  5 sillabe con crasi e consocrasi

bir-ra-dal-la-lat-ti-na                        7 sillabe

te-ste-al-l’in-die-tro                         5 sillabe 

L’haiku risulta ora regolare con 5, 7, 5 sillabe. La consocrasi è simile alla anasinalefe. Ladifferenza è che l’anasinalefe  sposta la sillaba iniziale del verso al verso precedente formando una crasi tra le vocali. La consocrasi sposta la sillaba iniziale di un verso al verso precedente anche se non c’è incrocio di vocali, ma in virtù del fatto che la parola piana della fine del verso precedente si comporta come se fosse sdrucciola. In sostanza la consocrasi èfenomeno inverso della compensazione. 

16) bilocazione
L’aggettivo “mio” è composto da due sillabe: “ mi-o”.
La regola ortografica della lingua italiana dice che l’incontro di una vocale molle (molli sono “i” - “u”) con una vocale dura (dure sono le “a” - “e” - “o”) produce uno iato (sillabe distinte) se la vocale molle è tonica. Infatti l’accento tonico nell’aggettivo “mio”cade sulla “ì”. Se invece l’accento tonico cade sulla vocale dura si produce un dittongo (le due vocali restano unite formando una sola sillaba) come nella parola “biò-lo-go”. Ma nel continuum parlato, per esempio nella sequenza “miopadre” l’accento tonico subisce un leggero spostamento.E’ come se dicessimo: “miòpadre” che è leggermente diverso da “mìopadre”. Un verso di questo tipo possiamo quindi considerarlo indifferentemente composto da 3 sillabe, o da 4 sillabe.
Il pronome “lui” è composto da due sillabe: “lù-i”. La regola grammaticale italiana dice chel’incontro di due vocali molli (“i” – “u”) produce uno iato (sillabe distinte) se la prima vocaleè tonica. L’aggettivo “flùido” è composto da tre sillabe: “flù-i-do”. Se invece le due vocali molli sono entrambe atone si produce un dittongo. Il nome “Luisella” è composto da tre sillabe: “Lui-sèl-la”. Nel continuum parlato il confine è molto labile. Il passato remoto del verbo essere: “fui”, preso singolarmente, conta due sillabe “fu-i”. Ma se dico “fuipreso” la sequenza è come se rientrasse nello schema della parola “Lui-sel-la”, e può essere considerata come contenente tre sillabe. Il pronome “io” contiene due sillabe “ì-o”. Ma la sequenza “io dico” può considerarsi anche un trisillabo: “iò-di-co” anziché quadrisillabo: “ì-o-di-co”. Ciò che cambia nel recitativo e nel continuum parlato è una leggera differenza del ritmo. 

17) Anacrusi
Nella metrica l’anacrusi consente di escludere dal conteggio sillabico una o due   sillabe aritmiche iniziali di un verso. Avviene quando le sillabe successive del  verso si organizzano in una cadenza ritmica precisa (trocheo, giambo, dàttilo,  molòsso etc.). In questo caso non si conteggiano una o due sillabe iniziali del verso.
Questo verso per 
esempio:

 Il sole risplende e i suoi raggi d’amore ti parlano
È un verso di 18 sillabe, se contiamo ortograficamente. 

Il–so–le–ri–splen–de-e-i-suoi-rag-gi-d’a–mo–re-ti–par–la-no
1   2   3   4    5    6   7  8   9   10  11   12  13  14 15 16 17

Se contiamo invece metricamente, considerando la crasi che si forma tra “de^e^i”, si tratta di un verso di 16 sillabe.

Il–so–le–ri–splen–de^e^i-suoi-rag-gi-d’a–mo–re-ti–par–la-no
1   2   3   4    5    6   7    8    9  10   11  12 13 14  15   16

Le sillabe scendono a 15, se teniamo conto che il verso termina con parola sdrucciola.

Il–so–le–ri–splen–de^e^i-suoi-rag-gi-d’a–mo–re-ti–par–la-(no)
1   2   3   4    5   6     7    8    9  10    11 12 13  14  15 (16)
 

Dal punto di vista del “continuum parlato” ( o meglio, cantato e recitato) le sillabe si organizzano secondo sequenze di dàttili (gruppi di tre sillabe con accento sulla prima sillaba (parole sdrucciole): 

(Il) sóleri – splèndeeisuoi – ràggida – móreti – pàrlano 

Le sillabe per potersi organizzare in queste sequenze hanno bisogno della esclusione della sillaba iniziale costituita dall’articolo “Il”. In questo caso, pereffetto dell’anacrusi, quella sillaba iniziale non viene conteggiata. Il verso risulta allora di 14 sillabe.
Riteniamo che nella composizione di Haiku, anche se raramente e in casiparticolari, si possa considerare praticabile l’uso dell’anacrusi 

18) Nomi propri
Nell’Haiku accettiamo un verso che supera le sillabe canoniche solo secontiene un  nome proprio di persona, di cosa, di animale la cui menzionerisulta davvero indispensabile.

 

19) Un Haiku deve essere autonomo.
Nel senso che il significato deve capirsi dai tre versi. Praticamente dunque non ha bisogno di un titolo. Molti scrivono Haiku il  cui significato ci perviene solo se ne leggiamo il titolo.
È un’operazione che non condividiamo. Cascina Macondo afferma il principio che l’HaikuNON DEVE AVERE  TITOLO. Riteniamo che l’Haiku debba essere  un  poema compiuto, il cui significato, la cui bellezza, la cui comprensione deve  trasparire solo dai treversi che lo compongono.  Solo per motivi puramente pratici, gestionali e diclassificazione, i partecipanti alle edizioni del Concorso Internazionale Haiku diCascina Macondo inviano i loro componimenti con un titolo che sarò compostosemplicemente dal PRIMO VERSO DELL’HAIKU STESSO. 

20) L’Haiku non è una definizione  

21) Non è un insegnamento morale 

22) Non è un pensiero filosofico 

23) Non è una immagine astratta 

24) Non è un gioco di parole 

25) Non é un gioco di rime 

26) Non è un aforisma 

27) Non è una massima 

28) Non é una sentenza 

29) Non è un proverbio 

30) Non è un pensiero

31) Non è un’idea 

32) Scopo dell’Haiku non è quello di “stupire” con metafore bizzarre o ardite. 

33) Un Haiku è tanto più bello quanto più è semplice e pulito. Intendendo per“pulito” anche il fatto di non avere particelle grammaticali al fondo dei singoliversi (articoli, preposizioni, congiunzioni…) 

34) L’Haiku è concentrazione 

35) L’Haiku è un vero e proprio poema racchiuso in 17 sillabe 

36) L’Haiku è un poema lirico 

37) L’Haiku è pura concretezza 

38) L’Haiku è una poesia di “cose” di “fatti”.  È nuda realtà, semplice realtà 

39) L’Haiku non è un mezzo, ma il fine. Non fa parte del poema, è il poema 

40) L’Haiku fotografa nella sua semplicità ed essenzialità un particolare,realmente vissuto, visto, osservato, della nostra vita, della natura, di unaesperienza … 

41) Il poeta Basho, per farci comprendere che cosa è l’Haiku dice:
“L’Haiku è semplicemente ciò che sta succedendo in questo luogo, in questo  momento”.Non dimentichiamo che l’Haiku è una poesia strettamente in relazione con la meditazioneZen. La percezione, il lampo di illuminazione dello Zen si  riflettono sull’Haiku. 

42)  Ribaltamento
Resta naturalmente inteso che l’Haiku deve contenere un “ribaltamento  semantico”.Il primo verso introduce una situazione, i due versi successivi  contengono il ribaltamentosemantico; oppure i primi due versi annunciano una situazione e l’ultimo verso contiene ilribaltamento semantico. Terza possibilità è che il ribaltamento sia a catena, ovvero che simanifesti in crescendo (o decrescendo) lungo i tre versi, risultanto ciascuno di essi unribaltamento dell’altro.

43) KIGO
Le regole classiche della poesia Haiku impongono che all’interno delle 17  sillabe vi sia inserita una “informazione” che faccia riferimento a una stagione.  Può essere un frutto, una festa, una ricorrenza, un qualcosa che ricordi, evochi,  si riferisca a una stagione (castagna, grano, papavero, farfalla, lucciola, neve, carnevale, melograno in fiore, foglie cadute…). La scelta di Cascina Macondo è che non è necessario introdurre il Kigo. Condividiamo però il pensiero di Basho,  (dilatandone l’applicazione) quando dice che unHaiku “coglie nella sua essenza ciò che semplicemente accade qui e ora”. Gli elementi importanti sono dunque per noi il “qui” e “ora”. Dunque un “luogo” e un “tempo”.
Devono essere contenute entrambe queste informazioni.
Sono infatti queste due informazioni, precise e circostanziate, di luogo e di tempo, che vestono l’Haiku di concretezza. Probabilmente anche il Kigo  aveva in origine questa finalità, ma la sua rigida applicazione, riferita solo alle stagioni, rischia di incatenare l’Haiku.

44) PICCOLO KIGO
Abbiamo visto che “Kigo” vuol dire “stagione”. Nell’Haiklu classico il Kigo è obbligatorio. Abbiamo anche visto che la regola del Kigo mira a ricordare al poeta che il suo componimento deve riferirsi ad una realtà concreta, al qui e ora. Il Kigo è circolare. Lestagioni infatti si susseguono ricominciando sempre da capo all’infinito. Esse contengonol’idea del sabi, del wabi, dell’haware, dello yugen. Le stagioni contengono una idea lirica.Cascina Macondo chiama semplicemente PICCOLO KIGO un qualcosa che si riferisce al“giorno”. Intravediamo infatti una plausibile somiglianza tra lo scorrere dei giorni e lo scorrere delle stagioni. Anche i giorni, nelle loro singole parti, si susseguono e ricominciano sempre da capo, all’infinito, con moto circolare, come le stagioni appunto. Ma la loro durata è più effimera (aurora, alba, mattino, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto,imbrunire, sera, notte, aurora, alba…). Nell’insegnamento di Basho (“l’Haiku coglie nella sua essenza ciò che semplicemente accade qui e ora”) ci è sembrato di capire che ciò che èveramente importante è appunto il qui e ora. Il PICCOLO KIGO  è un concetto cheriteniamo ammissibile e non stravolge gli insegnamenti di Basho. Un Haiku per noi èdunque valido anche se non contiene il Kigo. Ma deve contenere il piccolo kigo,(riferimento temporale a una parte del giorno) e contemporaneamente un riferimento a unluogo concreto.
Un Haiku come il seguente di Gabriele Saccavino: 

Notte infame:
nel frigo solo l’eco
d’un uovo sodo.

Secondo il criterio classico non è considerato un Haiku, in quanto non contiene la stagione. Secondo le nostre riflessioni, e la nostra scelta, è un perfetto Haiku. Contiene il qui(frigo=luogo concreto) e contiene l’ora (il piccolo kigo, riferimento ad un’ora, ad una partedel  giorno=la notte) 

45)    L’Haiku in origine era un componimento che parlava della natura.  Era canonico l’uso del Kigo. Noi  accettiamo il fatto che l’Haiku possa trattare qualsiasi argomento lirico, purché vengano menzionati un “luogo” e un “tempo”.  

46) QUATTRO STATI D’ANIMO FONDAMENTALI
La lettura, o meglio, la comprensione di un Haiku consente lo svelamento diuno stato d’animo. L’Haiku stesso ne è permeato. Lo stato d’animo si trasmette al lettore che si ritrova immerso in esso come in un liquido amniotico. Quattro sono gli stati d’animo principali che si ritrovano nell’Haiku. Possono essere presenti contemporaneamente, o singolarmente.  Le sfumature sono molteplici, il confine fra uno e l’altro spesso impercettibile. 

47) SABI - IL SILENZIO:
è il sentimento di grande solitudine, di grande quiete,   pace, illimitata calma; il sentimento del distacco, del non possesso. Ma non  c’è tristezza in esso, solo contemplazione, solitudine, così grande e avvolgente  da avere la sensazione che la cosa contemplata e il contemplatore siano la stessa cosa. 

Il ladro
ha lasciato la luna
nella finestra

(Ryôkan) 

48) WABI – L’INATTESO, IL RISVEGLIO DELL’ATTENZIONE:
è quello stato d’animo prodotto da un qualcosa che si profila alla nostra  coscienza all’improvviso. È l’elemento che ci sveglia dalla tristezza, dal  grigiore, dai momenti in cui sembra che la vita non abbia nessun senso. Ecco, nel momento in cui questa depressione ci invade, nel momento in cui questa  grande malinconia ci assale, nel momento in cui nulla ha significato e tutto appare banale e triste e assurdamente lontano… ecco profilarsi un qualcosa di inaspettato che si fa “guardare” con spiccata intensità. Desta la nostra attenzione. E noi lo “riconosciamo” nella sua interezza e universalità. Quel piccolo evento allora si fa grande e luminoso improvvisamente ai nostri occhi. Ci riporta alla vita.

Sotto i miei passi
solo il fruscìo si sente
di foglie secche.

(Hisajo) 

49) AWARE – LA NOSTALGIA, LA TRANSITORIETÀ:
un Haiku può essere   permeato dal sentimento aware. Il sentimento della nostalgia, del rimpianto,  del tempo che passa, della caducità delle cose, dell’inutile affannarsi degli uomini, del dileguarsi del mondo, dello svanire. Ma non  c’è sofferenza; non è il sentimento della perdita irreparabile. C’è invece la  comprensione di questa caducità, la consapevolezza matura di appartenere ad essa  semplicemente. L’universo risiede nel dettaglio, nel particolare, nell’evento minuto. Percepire la cosa minuta, apparentemente insignificante, come contenitore dell’universo stesso. Un’unica cosa. 

La voce del fagiano.
Quanta nostalgia
per mio padre e mia madre.

(Basho) 

Se ne va la primavera,
tremando, nell’erbe
dei campi.

(Issa) 

50) YUGENIL MISTERO, L’INAFFERRABILE:
è il sentimento del mistero,  della bellezza indecifrabile che avvolge le cose, anche le più piccole, è l’energia del mondo che palpita ovunque, è la meraviglia, lo stupore,lo splendore delle cose, è la sensazione dell’universale, della magia e complessità della vita.
È un po’ come il “Grande  Spirito”, il “Wakan-Tanka” (Grande Mistero)” degli Indiani d’America, presente in ogni cosa.

Fra le erbe
un fiore bianco sboccia.

Ignoto il suo nome.
 

(Shiki) 

51) Il poeta Basho diceva: “Chi in tutta la propria vita riesce a scrivere cinque buoni Haik può considerarsi uno scrittore di Haiku. Se riesce a scriverne dieci è un maestro di Haiku”. È un pensiero-iperbole, ma ne condividiamo la sostanza. Diffidiamo di coloro che scrivono migliaia di Haiku. 

52) L’Haiku coglie ciò che è assopito, ciò che è coperto da un velo, ciò che è  avvolto dalla nebbia, dalla quotidianità, dalla banalità, dalla ripetizione, e lo  risveglia. 

53) Per cogliere l’essenza dell’Haiku, e per poter cominciare a scriverne di belli,  occorre essere capaci di realizzare uno svuotamento mentale. Abbandonarsi,  spogliarsi dei pensieri, delle idee, dei preconcetti. Saper guardare le cose per  quello che realmente sono.
(sonomama è la parola giapponese per indicare  questo concetto). Se non ci sono sovrastrutture mentali e ideologiche, se c’è  fluidità e semplicità, se siamo in uno stato di grazia”… (che dallo svuotamento mentale deriva), se siamo davvero in “ascolto”… solo allora  riusciamo a vedere le cose nella loro essenza. Questo stato di grazia produce intorno a noi un “grande silenzio”. Il vuoto mentale e fisico si dilatano. In quel  vuoto e in quel silenzio straordinario la percezione profonda della realtà si staglia con tutta la sua nitidezza, producendo quella “esplosione di luce” che è  il fine ultimo dell’Haiku. Nel momento in cui l’Haiku viene “compreso” un intero poema si riversa su di noi. In quel preciso momento ci sentiamo permeati da una grande lucidità e una  grande consapevolezza. Un grande senso di compassione ci avvolge. 

54) Anche la lettura ad alta voce dell’Haiku riteniamo debba essere fatta col tentativo di creare le stesse condizioni di vuoto mentale e fisico. Silenzio rituale, scansione, lentezza, per facilitare, consentire,  raggiungere, attraverso l’Haiku, quella  esplosione di luce… 

55) Riteniamo che avvicinarsi a questo tipo di componimento, impegnarsi a  comprenderlo, capirne profondamente la struttura, il valore, l’approccio mentale che occorre avere per comporne di veramente belli, significa affrontare una sfida, cimentarsi in un gran lavoro di autodisciplina. Soprattutto una palestra straordinaria per apprendere a separare l’essenziale dal superficiale, la concretezza dall’inutile e dal superfluo. Raggiungere la semplicità ed esplicitare la sostanza di una esperienza è ciò che caratterizza un Haiku. È un valore non solo letterario. Per questo proponiamo ogni anno un Concorso Internazionale di Haiku.
Per questo invitiamo chiunque a cimentarsi in questo genere letterario. Per  questo lo insegniamo nelle scuole, ai bambini e agli adolescenti. Per questo programmiamo iniziative per diffonderlo.

Pietro Tartamella

“Non seguire le orme degli antichi,
ma quello che essi cercarono”

(Matsuo Basho - 1644/1694) 

Agrippino Musso - Anna Maria Verrastro
Annette Seimer - Antonella Filippi
Antonio Ruggiero - Enrico Mario Lazzarin
Fabrizio Virgili - Franco Pariante
Gianni Borraccino - Giuseppe Risso
Gulli Pepe - Marco Morello
Michele Bertolotto - Paolo Luino
Pietro Tartamella - Reno Rascionato
Roberto Martinez - Silvia Sanlorenzo
Ugo Benvenuto - Umberto Cordier
Wanda Scrima
 

Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della Lettura Creativa ad Alta Voce
Manifesto della Poesia Haiku in lingua italiana
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri (TO) - Italia
Tel. 011 / 94 68 397 - cell. 328 42 62 517
info@cascinamacondo.com - www.cascinamacondo.com

 

Autore: Pietro Tartamella

<<Torna
Copyright 2004 - 2007 Cascinamacondo.com - Realizzato da DeArt - Torino