Login

Tutti i servizi di Cascinamacondo, compreso il concorso haiku li trovi sul nuovo sito: www.cascinamacondo.com

Se ti sei già registrato sul nuovo sito premi qui per accedere.
Se ancora non ti sei registrato sul nuovo sito e vuoi registrarti gratuitamente premi qui.

Registrati sul nuovo sito per partecipare al concorso premendo qui.

recupera la password
Forgot your Password?
Menu
Home Haiku Crestomazia Concorso Haiku 2008 Concorso Haiku 2007 Concorso Haiku 2006 Concorso Haiku 2005 Concorso Haiku 2004 Concorso Haiku 2003 VideoChe cos'è un HaikuBibliografia Haiku Cos' è un Senryu Shashaijin Fuci Wasnahaijin Manifesto della poesia Haiku in lingua italiana Gli Haiku Bifronte
ovvero
I Gianu-Haiku
Haiku correlato
o Haiku narrativo
Articoli Congresso Europeo HAIKU-VADSTENA, SVEZIA - 8-9 Giugno 2007 Riflessioni sui sistemi di votazione
Il sistema a coppie alternate
Le sillabe - nozioni di metrica Haiku tombolato L'angusto sentiero del nord
di Matsuo Basho
NewsletterArchivio newsletter
<<Torna

Manifesto della poesia Haiku in lingua italiana - anno 2004 -

CASCINA MACONDO
Cèntro Nazionale pér la Promozióne délla Lettura Creativa ad Alta Vóce
Borgata Madonna della Rovere, 4  - 10020 Riva Presso Chieri (TO) - Italia
tel. 011/9468397   -   info@cascinamacondo.com   -   www.cascinamacondo.com   -  

Scarica il manifesto della poesia Haiku in lingua italiana in formato pdf

Il primo Concorso Nazionale di Poesia Haiku, bandito nell’anno 2003 da Cascina Macondo, prevedeva l’invio di tre componimenti classici (tre versi di  5 – 7 – 5 sillabe, per un totale di 17 sillabe).
C’era anche la possibilità di inviare tre Haiku con quantità libera di sillabe.
Un bellissimo Haiku con qualche sillaba in più, o in meno, sarebbe stato un peccato non accettarlo al Concorso, solo perché non rientrava nella struttura classica.
Per questo motivo avevamo introdotto la possibilità di inviare tre Haiku con quantità libera di sillabe.
Abbiamo però scoperto che moltissimi non conoscono l’Haiku.
Alcuni autori si sono cimentati in questo tipo di componimento dopo averne avuto conoscenza dal nostro Concorso Nazionale. Cosa che ci fa piacere, naturalmente, perché significa che abbiamo contribuito a far conoscere l’Haiku in Italia.
Ma alcuni Haiku pervenuti al Concorso avevano molte, dico molte, sillabe in più.
Tanto da non essere più un Haiku.
Noi pensavamo solo a qualche sillaba in più, o in meno: tre… quattro…
Non venti, quararanta e più…
Per questa ragione la Redazione di Cascina Macondo ritiene opportuno stilare un

“MANIFESTO DELLA POESIA HAIKU
IN LINGUA ITALIANA”

Teniamo a precisare che è il Manifesto di Cascina Macondo.
Altre esperienze e scuole potrebbero avere opinioni diverse. Ci auguriamo un confronto comunque. Le prossime edizioni del Concorso Nazionale di Poesia Haiku di Cascina Macondo prevedono l’invio solo di tre Haiku classici.  Con le seguenti precisazioni:

1) il componimento deve essere composto inderogabilmente da tre versi

2) il primo verso composto da     5 sillabe

3) il secondo verso composto da 7 sillabe

4) il terzo verso composto da       5 sillabe

5) il totale complessivo delle sillabe del componimento deve essere inderogabilmente di 17 sillabe

6) si possono inviare al Concorso componimenti con una o due sillabe in più, o in meno, in un verso, ma le sillabe totali del  componimento devono essere sempre 17

7)   Concetto di verso ipèrmetro. 
Si dice ipèrmetro un verso che contiene una sillaba in più rispetto a quelle che dovrebbe contenere. La regola classica dice che il primo verso  di un Haiku deve contenere 5 sillabe. Un verso come il seguente:

“vedendo morire”

è un verso di 6 sillabe:

ve – den – do –  mo – ri - re
1       2       3       4       5    6


        
Relativamente a come dovrebbe essere il primo verso di un Haiku (secondo la regola classica di 5 sillabe) questo verso risulta ipèrmetro. Ovvero con una sillaba in più.

8)    Concetto di verso ipòmetro
Si dice ipòmetro un verso che contiene una sillaba in meno rispetto a quelle che dovrebbe contenere. La regola classica dice che il secondo verso di un Haiku deve contenere 7 sillabe. Un verso come il seguente:

lontana la sera

è un verso di 6 sillabe

lon – ta – na – la – se - ra
1      2     3      4     5     6

        
Relativamente a come dovrebbe essere il secondo verso di un Haiku (la regola classica dice 7 sillabe) questo verso risulta ipòmetro. Ovvero con una  sillaba in meno.

9)   Per il conteggio delle sillabe distinguiamo un conteggio ortografico (numero reale delle sillabe) e un conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, delle sinalefi interversali, della crasi, dello iato etc.). 
Riteniamo che nella composizione di Haiku l’autore ha la libertà di conteggiare a piacere le sillabe: con il criterio ortografico, o con quello metrico. Il criterio  metrico è quello che riteniamo si debba sempre seguire. La possibilità di usare  anche il criterio ortografico ci sembra opportuna per salvare Haiku bellissimi  che a volte per una sola sillaba potrebbero non rientrare nello schema classico.

10)  All’interno del verso, là dove si forma una crasi,  si può conteggiare una sillaba in meno. Le sillabe possono essere conteggiate ortograficamente o metricamente (riteniamo che sia possibile, anche perché la lettura ad alta voce in questo caso darebbe al verso una scansione e un ritmo leggermente diverso). Per chiarire il concetto prendiamo il verso:

lasciami andare

Se conteggiamo le sillabe ortograficamente, esse sono 6:

la – scia – mi – an – da – re
1       2        3      4      5     6


Se le conteggiamo secondo le regole della metrica, formandosi una CRASI tra le sillabe  mi^ an  (che diventano una sola) il verso risulta di 5 sillabe.

la – scia – mi^an – da – re
1       2           3        4      5

      In questi casi l’autore può conteggiare dunque le sillabe come desidera.

11) Tutte le parole tronche che si trovano a fine verso possono considerarsi,  metricamente, come composte da una sillaba in più. La ragione del  fenomeno risiede nell’origine latina della parola che conteneva un tempo una sillaba in più (verità deriva da veritade, bontà deriva da bontade). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica della sillaba accentata. È come se quella piccola esplosione di suono accentato lasciasse una sorta di spazio vuoto, una coda, un’eco, un riverbero entro cui una sillaba atona (in realtà assente) può essere contenuta:

      ve-ri-tà                 3 sillabe con il conteggio ortografico
 
                                    ma 4 sillabe con il conteggio metrico
                                    (se la parola tronca si trova a fine verso)
    

      at-tua-li-tà             4 sillabe con il conteggio ortografico

                                     ma 5 sillabe con il conteggio metrico
                                     (se la parola tronca si trova a fine verso)

12) Tutte le parole sdrùcciole che si trovano a fine verso possono considerarsi, metricamente, come composte da una sillaba in meno. La ragione del  fenomeno risiede nell’origine latina della parola che conteneva un tempo una sillaba in meno (cèlere deriva da cèler). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica di una sequenza di tre sillabe di cui la prima è tonica e le altre due atone. È come se le due sillabe atone dopo la piccola esplosione di suono della tonica si avvicinassero a tal punto da occupare lo stesso spazio temporale.

       pè-ta-li                  3 sillabe con il conteggio ortografico
 
                                     ma 2 sillabe con il conteggio metrico
                                     (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso)


       pa-rà-bo-la          4 sillabe  con il conteggio ortografico

                                    ma 3 sillabe con il conteggio metrico
                                    (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso)

13) Anasinalefe (sinalefe interversale regressiva).
La sillaba con cui inizia un verso ipèrmetro viene assorbita, formando crasi, dalla sillaba finale del verso precedente. In questo caso il verso che prima era ipèrmetro ora non lo è più.

Mille cose la sera
ancora da fare

      con il conteggio ortografico abbiamo:

      mil-le-co-se-la-se-ra                    7 sillabe
      an-co-ra-da-fa-re                         6 sillabe


Se fossero gli ultimi due versi di un Haiku sappiamo che quello di sette sillabe è giusto, l’altro invece, come vuole la regola, dovrebbe essere di 5 sillabe. 
Conteggiando le sillabe non ortograficamente, ma metricamente, abbiamo il fenomeno della anasinalefe per cui l’ultima sillaba della parola “se-ra” forma crasi con la sillaba iniziale del verso successivo, (an-co-ra), e a sé l’assimila, togliendola al conteggio dell’ultimo verso; che risulta così rientrante nella regola.

       mil-le-co-se-la-se-ra ^an                7 sillabe
       co-ra-da-fa-re                                  5 sillabe


14)  Episinalefe (sinalefe interversale progressiva)
La sillaba finale di un verso ipèrmetro si fonde con la sillaba iniziale del verso successivo, e da questa si fa inglobare. Il verso che prima risultava ipèrmetro ora verrà conteggiato con una sillaba in meno. Prendiamo questi versi di Tartamella:

un canto qui
mille farfalle piccole
alzano al cielo

 

        un conteggio ortografico delle sillabe darebbe:

        un-can-to-qui                                   4 sillabe
        mil-le-far-fal-le-pic-co-le                 8 sillabe
        al-za-no-al-cie-lo                             6 sillabe

        Non sarebbe quindi un Haiku classico.
        Ma se conteggiamo le sillabe metricamente abbiamo:

        un-can-to-qui                                    5 sillabe (la parola a fine verso è tronca e   
                                                                   si può quindi conteggiare come avente 
                                                                   una sillaba in più)
                                                                    

       mil-le-far-fal-le-pic-co-le                   8 sillabe


       al-za-no^al-cie-lo                               5 sillabe (in quanto per effetto di crasi le 
                                                                   sillabe no ^ al si fondono in una sola)  

Sembrerebbe ancora un Haiku non classico in quanto il secondo verso ha 8 sillabe. È solo un’ apparenza. Per effetto della  episinalefe infatti la sillaba finale “le” della parola sdrucciola del secondo verso “pic-co-le” va a fondersi con la sillaba iniziale “al” dell’ultimo verso (al-za-no) e da questa inglobata.
       È come se fosse:

       mil-le-far-fal-le-pic-co-                       7 sillabe
       le^al-za-no^al-cie-lo                            5 sillabe

È un Haiku classico perfettamente valido. In questo Haiku, terminando il secondo verso con parola sdrucciola, sarebbe stato sufficiente ricordarsi che le parole sdrucciole a fine verso possono conteggiarsi con una sillaba in meno.          
L’Haiku rientra nello schema classico anche senza supporre l’episinalefe.
L’ episinalefe consente di spostare la sillaba  al verso successiovo anche se la parola non è sdrucciola. Se Tartamella avesse scritto “mille piccole farfalle”  (parola finale piana) sarebbe stato possibile  spostare  la sillabe “le” della parola   “far-fal-le”, al verso successivo.
     
15)  Compensazione
È quel fenomeno metrico secondo cui la sillaba finale di un verso che termina con parola sdrucciola può essere conteggiata come appartenente al verso successivo, anche se non forma crasi. Prendiamo questi versi:

Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro


       Dei-ful-mi-ni-fra-gi-li-re-sta-no          10 sillabe
       cir-ri-di-por-po-ra^e-d’o-ro                  8 sillabe

Ma poiché il primo verso termina con una parola sdrucciola la sua ultima sillaba può essere conteggiata come appartenente al verso successivo.   
Come se fosse:

       Dei-ful-mi-ni-fra-gi-li-re-sta-                 9 sillabe
       no- Cir-ri-di-por-po-ra^e-d’o-ro            9 sillabe

La differenza tra episinalefe e compensazione è minima: entrambi consentono la trasposizione di una sillaba al verso successivo, ma l’episinalefe può agire anche in un verso che non termini con parola sdrucciola, a patto che il verso successivo  inizi con vocale, dovendosi realizzare una crasi. La compensazione invece consente lo spostamento della sillaba solo se la parola finale del verso è sdrucciola,  anche se la sillaba iniziale del secondo verso non inizia per vocale.

16) Anacrusi
Nella metrica l’anacrusi consente di escludere dal conteggio sillabico una o due sillabe aritmiche iniziali di un verso. Avviene quando le sillabe successive del verso si organizzano in una cadenza ritmica precisa (trocheo, giambo, dàttilo, molòsso etc.). In questo caso non si conteggiano una o due sillabe iniziali del verso. Questo verso per esempio:

Il sole risplende e i suoi raggi d’amore ti parlano


È un verso di 18 sillabe, se contiamo ortograficamente.

Il–so–le–ri–splen–de-e-i-suoi-rag-gi-d’a–mo–re-ti–par–la-no
1   2   3   4       5    6   7  8   9   10  11   12  13  14 15 16 17  18


Se contiamo invece metricamente, considerando la crasi che si forma tra “de^e^i”, si tratta di un verso di 16 sillabe.

Il–so–le–ri–splen–de^e^i-suoi-rag-gi-d’a–mo–re-ti–par–la-(no)
1   2   3   4    5          6       7      8   9  10   11  12 13 14  15 (16)

Le sillabe scendono a 15, se teniamo conto che il verso termina con parola sdrucciola.

Il–so–le–ri–splen–de^e^i-suoi-rag-gi-d’a–mo–re-ti–par–la-(no)
1   2   3   4    5          6       7     8    9  10    11 12 13  14  15 (16)


Dal punto di vista del “continuum parlato” ( o meglio, cantato e recitato) le sillabe si organizzano secondo sequenze di dàttili (gruppi di tre sillabe con accento sulla prima sillaba (parole sdrucciole):

(Il) sóleri – splèndeeisuoi – ràggida – móreti – pàrlano

Le sillabe per potersi organizzare in queste sequenze hanno bisogno della esclusione della sillaba iniziale costituita dall’articolo “Il”. In questo caso, per effetto dell’anacrusi, quella sillaba iniziale non viene conteggiata. Il verso 
risulta allora di 14 sillabe. 
Riteniamo che nella composizione di Haiku, anche se raramente e in casi particolari, si possa considerare praticabile l’uso dell’anacrusi.

17) Nomi propri
Nell’Haiku accettiamo un verso che supera le sillabe canoniche solo se contiene un  nome proprio di persona, di cosa, di animale la cui menzione risulta davvero indispensabile.

18) Un Haiku deve essere autonomo. 
Nel senso che il significato deve capirsi dai tre versi. Praticamente dunque non ha bisogno di un titolo. Molti scrivono Haiku il  cui significato ci perviene solo  se ne leggiamo il titolo. È un’operazione che non condividiamo. 
Cascina Macondo afferma il principio che l’Haiku  NON DEVE AVERE TITOLO. Riteniamo che l’Haiku debba essere  un  poema compiuto, il cui significato, la cui bellezza, la cui comprensione deve  trasparire solo dai tre versi che lo compongono.  Solo per motivi puramente pratici, gestionali e di classificazione, i partecipanti alle prossime edizioni del Concorso Nazionale 
Haiku di Cascina Macondo invieranno i loro componimenti con un titolo che sarò composto semplicemente dal PRIMO VERSO DELL’HAIKU STESSO. 
   
19)   L’Haiku non è una definizione

20)   Non è un insegnamento morale

21)   Non è un pensiero filosofico

22)   Non è una immagine astratta

23)   Non è un gioco di parole

24)   Non é un gioco di rime

25)   Non è un aforisma

26)   Non è una massima

27)   Non é una sentenza

28)   Non è un proverbio

29)    Non è un pensiero

30)    Non è un’idea

31)    Scopo dell’Haiku non è quello di “stupire” con metafore bizzarre o ardite.

32)    Un Haiku è tanto più bello quanto più è semplice e pulito. Intendendo per “pulito” anche il fatto di non avere particelle grammaticali al fondo dei singoli versi (articoli, preposizioni, congiunzioni…)

33)    L’Haiku è concentrazione

34)    L’Haiku è un vero e proprio poema racchiuso in 17 sillabe

35)    L’Haiku è un poema lirico

36)    L’Haiku è pura concretezza

37)    L’Haiku è una poesia di “cose” di “fatti”.  È nuda realtà, semplice realtà
         
38)    L’Haiku non è un mezzo, ma il fine. Non fa parte del poema, ma è il poema 

39)    L’Haiku fotografa nella sua semplicità ed essenzialità un particolare, realmente vissuto, visto, osservato, della nostra vita, della natura, di una esperienza …

40)    Il poeta Basho, per farci comprendere che cosa è l’Haiku dice: 
“L’Haiku è semplicemente ciò che sta succedendo in questo luogo, in questo  momento”. 
Non dimentichiamo che l’Haiku è una poesia strettamente in relazione con a meditazione Zen. La percezione, il lampo di illuminazione dello Zen si riflettono sull’Haiku.      

41)   Resta naturalmente inteso che l’Haiku deve contenere un “ribaltamento semantico”. Il primo verso introduce una situazione, i due versi successivi contengono il ribaltamento semantico; oppure i primi due versi annunciano una situazione e l’ultimo verso contiene il ribaltamento semantico.

42)  KIGO
Le regole classiche della poesia Haiku impongono che all’interno delle 17 sillabe vi sia inserita una “informazione” che faccia riferimento a una stagione. 
Può essere un frutto, una festa, una ricorrenza, un qualcosa che ricordi, evochi, si riferisca a una stagione. Castagna, grano, papavero, farfalla, lucciola, neve, carnevale, melograno in fiore, foglie cadute… La scelta di Cascina Macondo è che non è necessario introdurre il Kigo. Condividiamo però il pensiero di Basho,  (dilatandone l’applicazione) quando dice che un Haiku “coglie nella sua essenza ciò che semplicemente accade qui e ora”. Gli elementi importanti sono dunque per noi un “luogo” e un “tempo”. Possono essere contenute entrambe queste informazioni, oppure una sola di esse. Sono infatti queste  informazioni, precise e circostanziate, di luogo e tempo che vestono l’Haiku di concretezza. Probabilmente anche il Kigo  aveva in origine questa finalità.
Ma la sua rigida applicazione, riferita solo alle stagioni, rischia di incatenare l’Haiku.

43) L’Haiku in origine era un componimento che parlava della natura. 
Era canonico l’uso del Kigo. Noi  accettiamo il fatto che l’Haiku possa trattare qualsiasi argomento.

44)   QUATTRO STATI D’ANIMO FONDAMENTALI
La lettura, o meglio, la comprensione di un Haiku consente lo svelamento di uno stato d’animo. L’Haiku stesso ne è permeato. Lo stato d’animo si trasmette al lettore che si ritrova immerso in esso come in un liquido amniotico. Quattro sono gli stati d’animo principali che si ritrovano nell’Haiku. Possono essere presenti contemporaneamente, o singolarmente.   
Le sfumature sono molteplici, il confine fra uno e l’altro spesso impercettibile.
              
45)   SABI - IL SILENZIO: è il sentimento di grande solitudine, di grande quiete, pace, illimitata calma; il sentimento del distacco, del non possesso. Ma non c’è tristezza in esso, solo contemplazione, solitudine, così grande e avvolgente da avere la sensazione che la cosa contemplata e il contemplatore siano la stessa cosa.


Il ladro
ha lasciato la luna
nella finestra

(Ryôkan)

 

46)  WABI – L’INATTESO, IL RISVEGLIO DELL’ATTENZIONE: 
è quello stato d’animo prodotto da un qualcosa che si profila alla nostra coscienza all’improvviso. È l’elemento che ci sveglia dalla tristezza, dal grigiore, dai momenti in cui sembra che la vita non abbia nessun senso. Ecco, nel momento in cui questa depressione ci invade, nel momento in cui questa grande malinconia ci assale, nel momento in cui nulla ha significato e tutto 
appare banale e triste e assurdamente lontano… ecco profilarsi un qualcosa di inaspettato che si fa “guardare” con spiccata intensità. Desta la nostra attenzione. E noi lo “riconosciamo” nella sua interezza e universalità. Quel piccolo evento allora si fa grande e luminoso improvvisamente ai nostri occhi. 
Ci riporta alla vita.


Sotto i miei passi
solo il fruscìo si sente
di foglie secche.

(Hisajo)

 

47)   AWARE – LA NOSTALGIA, LA TRANSITORIETÀ: un Haiku può essere permeato dal sentimento aware. Il sentimento della nostalgia, del rimpianto, del tempo che passa, della caducità delle cose, dell’inutile affannarsi degli uomini, del dileguarsi del mondo, dello svanire. Ma non  c’è sofferenza; non è il sentimento della perdita irreparabile. C’è invece la  comprensione di questa caducità, la consapevolezza matura di appartenere ad essa semplicemente. L’universo risiede nel dettaglio, nel particolare, nell’evento minuto. Percepire la cosa minuta, apparentemente insignificante, come contenitore dell’universo stesso. Un’unica cosa.


La voce del fagiano.
Quanta nostalgia
per mio padre e mia madre.

(Basho)


Se ne va la primavera,
tremando, nell’erbe
dei campi.

(Issa)

 

48)   YUGEN – IL MISTERO, L’INAFFERRABILE: è il sentimento del mistero, della bellezza indecifrabile che avvolge le cose, anche le più piccole, è l’energia del mondo che palpita ovunque, è la meraviglia, lo stupore, lo splendore delle cose, è la sensazione dell’universale, della magia e complessità della vita. È un po’ come il “Grande  Spirito”, il “Wakan-Tanka” (Grande Mistero)” degli Indiani  d’America, presente in ogni cosa.


Fra le erbe
un fiore bianco sboccia.
Ignoto il suo nome.

(Shiki)


49)   Il poeta Basho diceva: “Chi in tutta la propria vita riesce a scrivere cinque buoni Haiku può considerarsi uno scrittore di Haiku. Se riesce a scriverne dieci è un maestro di  Haiku”. È un pensiero-iperbole, ma ne condividiamo la sostanza. Diffidiamo di coloro che scrivono migliaia di Haiku.  

50)   L’Haiku coglie ciò che è assopito, ciò che è coperto da un velo, ciò che è avvolto dalla nebbia, dalla quotidianità, dalla banalità, dalla ripetizione, e lo  risveglia.
        
51)   Per cogliere l’essenza dell’Haiku, e per poter cominciare a scriverne di belli, occorre essere capaci di realizzare uno svuotamento mentale. Abbandonarsi, spogliarsi dei pensieri, delle idee, dei preconcetti. Saper guardare le cose per quello che realmente sono. (sonomama è la parola giapponese per indicare questo concetto). Se non ci sono sovrastrutture mentali e idelogiche, se c’è fluidità e semplicità, se siamo in uno stato di “grazia”… (che dallo svuotamento mentale deriva), se siamo davvero in “ascolto”… solo allora riusciamo a vedere le cose nella loro essenza. Questo stato di grazia produce intorno a noi un “grande silenzio”. Il vuoto mentale e fisico si dilatano. In quel vuoto e in quel silenzio straordinario la percezione profonda della realtà si staglia con tutta la sua nitidezza, producendo quella “esplosione di luce” che è il fine ultimo dell’Haiku.
Nel momento in cui l’Haiku viene “compreso” un intero poema si riversa su di noi. In quel preciso momento ci sentiamo permeati da una grande lucidità e una grande consapevolezza. Un grande senso di compassione ci avvolge.

52)  Anche la lettura ad alta voce dell’Haiku riteniamo debba essere fatta col tentativo di creare le stesse condizioni di vuoto
mentale e fisico. Un silenzio rituale per facilitare, consentire, raggiungere, attraverso l’Haiku, quella esplosione di luce.
     
53)  Riteniamo che avvicinarsi a questo tipo di componimento, impegnarsi a comprenderlo,  capirne profondamente la
struttura, il valore, l’approccio mentale che occorre avere per comporne di veramente belli, significa affrontare una sfida, cimentarsi in un gran lavoro di autodisciplina. Soprattutto una palestra straordinaria per apprendere a separare
l’essenziale dal superficiale, dall’inutile, dal superfluo. Raggiungere la semplicità ed esplicitare la sostanza di una esperienza è ciò che caratterizza un Haiku. È un valore non solo letterario, ma di vita. 
Per questo proponiamo ogni anno un Concorso Nazionale di Haiku.
Per questo invitiamo chiunque a cimentarsi in questo genere letterario.
Per  questo lo insegniamo nelle scuole, ai bambini e agli adolescenti. 
Per questo programmiamo iniziative per diffonderlo.


“Non seguire le orme degli antichi,
ma quello che essi cercarono”

(Matsuo Basho - 1664/1694)

 

La Redazione di Cascina Macondo

Agrippino Musso
Anna Maria Verrastro
Annette Seimer
Antonella Filippi
Antonio Ruggiero
Enrico Mario Lazzarin
Franco Pariante
Gianni Borraccino
Giuseppe Risso
Gulli Pepe
Marco Morello
Mario Fatibene
Paolo Luino
Pietro Tartamella
Reno Rascionato
Roberto Martinez
Silvia Sanlorenzo
Ugo Benvenuto
Umberto Cordier
Wanda Scrima

Autore: Pietro Tartamella

<<Torna
Copyright 2004 - 2007 Cascinamacondo.com - Realizzato da DeArt - Torino